La crudeltà internazionale dei combattimenti tra cani

La scorsa settimana il procuratore generale Matthew J. Platkin, la Divisione di giustizia penale (DCJ) e la Polizia di stato del New Jersey (USA) hanno annunciato che otto persone sono state arrestate dopo che le forze dell’ordine hanno eseguito mandati di perquisizione in un complesso della contea di Cumberland e in altre due località, smantellando una rete di combattimenti tra cani. Sono stati posti in salvo 120 animali.

I cani, secondo la Humane Society of the United States, sarebbero stati trovati in estreme condizioni di cattività con evidenti segni dei maltrattamenti subiti. Cani e cuccioli erano rinchiusi in recinti e gabbie sporche; altri sono stati trovati tremanti, al freddo, sotto la pioggia, in recinti all’aperto senza riparo.  Alcuni cani, tra cui fattrici in fase di allattamento, erano denutriti e presentavano ferite non trattate e cicatrici visibili, sempre secondo la Humane Society.

Questa operazione è il risultato di un’indagine durata due anni condotta da numerose forze dell’ordine statali e federali, che hanno svelato come i soggetti incriminati gestissero una sofisticata organizzazione criminale che ha vittimizzato decine di cani. Le persone arrestate sono state accusate di 12 crimini, tra cui cospirazione, riciclaggio e racket.

Negli stessi giorni, la polizia di Spalato, in Croazia, ha invece arrestato uno psichiatra che deteneva 67 cani molossi e due lupi in condizioni incompatibili con la loro natura. Il sospetto degli inquirenti è che allevasse cani da destinare ai combattimenti.

Molti cani presentavano esiti cicatriziali sulla testa e sul corpo, orecchie lacerate, congiuntivite con secrezione purulenta, ferite ecc. e non ricevevano nessuna cura veterinaria. Molti mostravano paura e ansia, altri un’aggressività marcata e atipica.

Un maschio e una femmina di lupo grigio, specie protetta, dopo il sequestro sono stati collocati in un santuario della fauna selvatica. Purtroppo, a causa della loro abitudine all’uomo fin da quando erano cuccioli, non è più possibile restituirli alla natura. Ci sono sospetti concreti che i lupi venissero usati per farli accoppiare con i cani per avere cuccioli combattivi e aggressivi.

La predominanza di cani Terrier tipo Bull e la presenza dei due lupi, il modo e le condizioni di allevamento, l’infrastruttura in cui si trovano, le condizioni fisiche e psicologiche degli animali, gli alloggi precari, la limitazione dei movimenti, la situazione di cattività che ha causato loro dolore, sofferenze e lesioni – come stabilito dalla polizia – sembrano indicare che si tratterebbe di un allevamento clandestino di cani da combattimento.

Quello dei combattimenti è un crimine pericoloso e diffuso anche nel nostro Paese.  Nelle prossime settimane si avvierà a conclusione il processo che si sta celebrando a Imperia contro alcuni soggetti accusati di aver organizzato e gestito combattimenti tra cani.

Smantellare una rete di combattimenti tra cani non significa solo salvare gli animali, ma anche scardinare una cultura basata sulla crudeltà e la violenza, mostrando l’impatto di una Giustizia empatica ed equa per ogni tipo di vittima, indipendentemente della specie di appartenenza.

 

Ciro Troiano