Genere e stereotipi. Si comincia in famiglia

Genere e stereotipi è il titolo dell’indagine, giunta alla seconda edizione, dell’Osservatorio promosso da Henkel Italia in collaborazione con Eumetra.

L’indagine rileva come stereotipi legati al genere maschile e femminile continuino a condizionare le scelte di educazione, studio e formazione dei giovani.

La seconda edizione indaga e analizza le funzioni ed il peso che i ruoli hanno nelle pareti domestiche italiane attraverso un campione di 2.000 individui tra i 18 e i 55 anni appartenenti alla community dell’online magazine DonnaD, Amica Fidata e aggiunge, rispetto all’edizione precedente, un approfondimento sul condizionamento degli stereotipi di genere nelle scelte di studio, lavoro, sport e tempo libero intervistando 1.000 individui reclutati mediante Online Access Panel, con 100 casi tra i 15 e 25 anni rappresentativi della Generazione Z.

I dati evidenziano come la decisione del percorso di studi dipenda dal genere ritenendo che, almeno uno tra gli indirizzi di istruzione superiore, abbia una connotazione di genere infatti il 52% delle donne la pensa così contro il 64% degli uomini e l’orientamento continua sulla stessa scia per quanto riguarda la scelta delle facoltà universitarie.

Risultati che si spiegano con la convinzione radicata nelle donne, uomini e giovani che le materie scientifiche, tecnologiche o pratiche siano più indicate per i maschi, mentre le materie umanistiche e quelle dedicate alla cura della persona siano per natura più affini alle donne.

Entrando nel dettaglio dell’indagine i dati dicono che per il 62% delle donne e il 74% degli uomini esistano lavori adatti in base al genere inoltre solo il 38% delle donne ritiene di avere uno stipendio equo e nel 64% dei casi l’uomo guadagna di più, questo divario giustifica per il 18% degli intervistati il diverso carico familiare ma per l’80% dei giovani Zeta non deve essere così.

Sul tema delle rinunce Il 33% delle donne dichiara di aver dato priorità alla famiglia anziché alla carriera contro il 25% degli uomini anche se, nella partica, i dati confermano che a licenziarsi, dopo il congedo parentale, sono le donne.

In tema di educazione emerge come la disparità di genere inizia dai primi anni di vita in famiglia in quanto il 47% dei papà sceglie i giocattoli in base al sesso contro il 62% delle mamme che non danno importanza al sesso.

Un dato positivo è che il 68% degli uomini ritiene necessario impegnarsi perché tutte le attività di casa siano insegnate ai figli a prescindere dal genere, un dato confermato al 100% dai rispondenti della GenZ.  Inoltre le ragazze lamentano di avere meno libertà dei fratelli e rinunciano a chiedere.

Per quanto riguarda la scelta degli sport i maschi sono molto selettivi infatti il 63% ritiene che il calcio sia uno sport maschile, contro il 76% delle donne, che ritiene sia una disciplina adatta a tutti, inoltre il 64% degli uomini etichetta la danza come femminile, ma l’83% delle donne la vede diversamente.

Dati che fanno riflettere e indicano la necessità di promuovere il superamento del divario di genere partendo dalla famiglia dove genere e stereotipi sono ancora molto radicati.

Antonella Cirese