Giustizia riparativa ieri e giustizia riparativa oggi

Con la cosiddetta riforma Cartabia, nel 2022 è stato regolato per la prima volta in Italia l’istituto della Giustizia riparativa. Si tratta di un approccio processuale consistente, principalmente, nel considerare il reato in termini di danno alle persone. Ne consegue l’obbligo per l’autore del misfatto di rimediare alle conseguenze lesive della sua condotta, con l’esito riparativo che può essere simbolico, scuse formali, oppure materiale, il risarcimento del danno. Si guarda come obiettivo alla riconciliazione tra le parti, insieme al rafforzamento del senso di sicurezza. 

Con la ‘giustizia riparativa’ siamo in presenza della più innovativa scienza del diritto? Non proprio, perché anche in questo caso i nostri antenati Romani avevano anticipato i tempi.

All’epoca dei re, in materia di giustizia, trattandosi di casi in cui non fosse turbata la pace e la sicurezza collettive, riservati all’azione giudiziaria pubblica, lo Stato procedeva solo a richiesta dell’offeso. Questi affidava la decisione al re, che invitava l’avversario a comparire, ovvero, in caso di necessità, lo costringeva con la forza a comparire davanti all’autorità.

Quando le due parti si presentavano e l’accusatore aveva esposto le sue pretese, solo nel caso in cui l’accusato rifiutava di soddisfarle il re poteva esaminare la questione o farla decidere da un suo facente funzione. La forma ordinaria dell’espiazione di un’offesa di tale specie, infatti, consisteva nell’aggiustamento tra offeso ed offensore… ossia la rispolverata giustizia riparativa. Lo Stato a Roma interveniva solo in via suppletoria, qualora il ladro non avesse dato soddisfazione al derubato, oppure il danneggiante al danneggiato con un giusto indennizzo.

Non è noto che cosa potesse pretendere il derubato, sappiamo però che il ladro preso sul fatto pagava di più di quello scoperto successivamente. Mentre, per il danno recato alla persona e alle cose, nei casi di lieve entità il danneggiato doveva accontentarsi del risarcimento, ma, se si trattava della perdita di un arto o di altra permanente menomazione, il mutilato poteva esigere il classico ‘occhio per occhio e dente per dente’.

Le disposizioni che disciplinano l’odierna giustizia riparativa, ovviamente, non giungono alla legge del taglione, si può dire però che ripropongano procedure e regole che i giuristi romani avevano elaborato millenni addietro.

Francesco Antonio Schiraldi