Soffri e sii grande. Della pandemia e altri casi

Manzoni così faceva dire ad Adelchi dal suo amato scudiero Anfrido: “Soffri e sii grande” diceva, soffri non già dell’impotenza della tua mente, della finezza del tuo sentire; in questa atroce sofferenza, l’animo cresce, si rafforza, assurge grande. La sofferenza è quella parte dell’umano sentire che accumuna gli esseri pensanti (non che le bestie non soffrano, anzi), sofferenza fisica ma ben più spesso psichica: dolore per la perdita di qualcuno che si ama, talvolta più che se stessi, figli compagni di vita o genitori.

Il compito della società, perciò, è sempre stato quello di unire le persone per ridurre o evitare le sofferenze, mentre il “ben essere” è venuto molto tempo dopo. L’aggregazione umana si è trasformata nei secoli, sino a costituire delle entità statuali che avrebbero dovuto tutelare la vita e la salute di chi ne faceva parte: l’essenza stessa dello Stato è difendere i propri cittadini dalle malattie e dalle guerre, dall’impossidenza e dalle altrui prevaricazioni e pretese; lo Stato si organizza e crea una serie di “sistemi” per la tutela dei Cittadini che – a loro volta – pagano (o dovrebbero) le tasse perchè lo Stato possa approntare quanto necessario per la loro difesa. In senso lato e ciò accade sin da quando le tribù si sono evolute.

Poi accade che arrivino eventi straordinari, dove lo Stato non è in grado di approntare una corretta e coerente difesa dei propri cittadini e sia costretto a prendere provvedimenti altrettanto straordinari, fuori dagli schemi che – nel tempo – si erano elaborati e testati: un terremoto, uno tzunami, un diluvio, tutti eventi catastrofici naturali, spesso (ma non sempre) imprevedibili. E le epidemie: malattie a diffusione altissima, non sempre letali, che necessitano di un grande spiegamento di forze per contenerle ed evitare che diventino endemiche in certe località; una malattia, una epidemia la cui diffusione può essere talmente repentina ed ampia da divenire una pandemia.

Tutto e ovunque il suffisso greco di PAN spaventa perchè indica un fenomeno generalizzato, che è (poi) ciò che è accaduto con il Virus Covid 19 : il 31 dicembre 2019 la Commissione Sanitaria Municipale di Wuhan (Cina) segnala all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) un cluster di casi di polmonite a eziologia ignota nella città di Wuhan, nella provincia cinese di Hubei. La maggior parte dei casi aveva un legame epidemiologico con il mercato di Huanan Seafood, nel sud della Cina, un mercato all’ingrosso di frutti di mare e animali vivi. In una storica conferenza stampa del 20 Gennaio 2020 della China’s National Health Commission venne confermato quanto già sospettato da giorni e, cioè, che il nuovo coronavirus si trasmette da uomo ad uomo. E’ la conferma della nascita di una nuova malattia virale che verrà identificata con il nome di COVID-19 (Coronavirus Disease).

Tutti sappiamo – perché lo abbiamo vissuto in prima persona – cosa è accaduto nel mondo: chiusure generalizzate dei centri urbani, decine di milioni di contagiati e centinaia di migliaia di morti. Improvvisamente gli Stati, soprattutto quelli occidentali, si sono trovati innanzi a scelte difficili, dovendo comprimere quelle libertà per cui si erano caratterizzati nel corso dei secoli: evitare i contatti umani per evitare il diffondersi della nuova pestilenza. Ed i vaccini. Migliaia di scienziati (in tutto il Mondo) che si sono affannati a ricercare uno strumento che rallentasse o debellasse la malattia e, finalmente, i vaccini che – senza nessuna sperimentazione – sono stati obbligatoriamente (molto spesso) inoculati in maniera generalizzata a tutta la popolazione; fra tutti i Paesi, l’Italia uno dei più solerti ed attivi, dimostrando una efficienza difficilmente riscontrata in altre occasioni.

La Pandemia viene combattuta, poi controllata, poi vinta. Ma a che prezzo? Migliaia di persone intossicate dagli effetti collaterali dei vaccini, centinaia di morti in giovane età per malattie cardiache mai avute prima, centinaia di migliaia di decessi per trombosi e così via e non sapremo gli effetti collaterali nel tempo di questi vaccini; senza voler affollare la pletora di oscurantisti o complottisti, è indubbio che – nel lungo periodo – i problemi sanitari si siano moltiplicati. Poi Astrazenaca, una delle società che ha prodotto i vaccini li toglie dal mercato in questi giorni e ne cessa la produzione: da un canto giustifica il fatto con l’inefficacia rispetto alle attuali mutazioni del virus, dall’altro si legge nel bugiardino che uno degli effetti collaterali può essere la trombosi (?). Quindi non siamo stati messi di fronte ad una scelta, siamo stati obbligati dalla ragion di Stato a subire una mutazione (genetica?) del rapporto di libertà, di poter autodeterminarci innanzi ad una ipotesi di vita o morte, tra virus e neopatologie indotte dalla cura, dalla cura peggio della malattia. Nei pochi casi giunti innanzi ai Giudici italiani, l’obbligo è stato disconosciuto e nessuno è stato sanzionato per aver scelto di non vaccinarsi; persino i medici negazionisti si sono visti riconoscere la possibilità di non vaccinarsi e proseguire la loro attività ospedaliera.

Oggi scopriamo – con stupore? – che forse la pandemia sarebbe comunque passata, che il virus è stato sconfitto anche dal tempo e che la metodologia usata nell’emergenza è stata contraria alla buona prassi medica, ove si prevede la necessità di approfondire le cause della morte per predisporre le cure per i vivi, mentre (invece) si vietavano le autopsie che – viceversa – avrebbero spiegato i motivi delle difficoltà respiratorie dei deceduti. Tutto ciò a chi ha giovato, se ha giovato?

Certamente ai mercanti di morte, ai ladruncoli da mascherina, ai coyote della finanza, alle iene della politica; ma una questione su così larga scala fa pensare ad un progetto di controllo delle masse molto più ampio, quasi una cinica sperimentazione del reale potere esercitato sulle persone, non misurabile in termini economici, ma psicologici. Alla fine, quindi, resta una sola domanda: ma possiamo ancora fidarci dello Stato?

 

Rocco Suma