Il fucile abbandonato

Un fucile abbandonato in un appostamento di caccia in disuso: è quanto hanno scoperto domenica scorsa nel Napoletano alcune Guardie WWF Italia – Nucleo Provinciale di Napoli nel corso di attività di vigilanza sul territorio. Sono stati allertati subito i Carabinieri e l’arma, un fucile semiautomatico in cattivo stato di conservazione ma non per questo meno pericoloso, è stato sequestrato. Ad una prima verifica non sono stati trovati segni identificativi e la matricola. Molto probabilmente si tratta di un fucile provento di furto e, come sovente accade, lasciato sul posto di caccia dai bracconieri. Sicuramente è da molto tempo che l’arma era lì e poteva essere trovata da chiunque. Da non ridimensionare neanche il rischio che il fucile poteva ben essere trovato da malintenzionati o appartenenti a clan che, con un non difficile maquillage, ne avrebbero fatto un ulteriore uso criminale.

«I legami tra i reati contro la fauna e la criminalità non sono stati ancora indagati a sufficienza. Gli atti illeciti contro la fauna selvatica trovano un terreno di coltura favorevole dove più debole è il senso dello Stato e l’illegalità è diffusa. Per questo, nelle parti del Paese dove le organizzazioni malavitose sono forti e radicate, il contrasto degli illeciti è più difficile», si legge nell’Accordo sul “Piano d’Azione nazionale per il contrasto degli illeciti contro gli uccelli selvatici su proposta del Ministero dell’Ambiente, in attuazione della strategia nazionale per la biodiversità”.
Ancora: «i sequestri di armi clandestine con matricola abrasa di origine furtiva, effettuati da Carabinieri e Polizia di Stato soprattutto nel Sud Italia, testimoniano il forte interesse della criminalità organizzata su alcune attività illecite contro gli uccelli selvatici. I bracconieri utilizzano queste armi poiché possono disfarsene velocemente senza avere timore di essere rintracciati nel caso di controllo da parte di organi di vigilanza. Tali fucili sono spesso il frutto di furti ai danni di cacciatori e circolano attraverso il mercato nero, gestito di solito da organizzazioni criminali o da gruppi ad esse contigui».

Un legame tra varie forme di criminalità, quindi, che ha come trait d’union proprio il traffico illegale di armi. Altra prova di questo legame scelerato è il ritrovamento di armi non da caccia in possesso di bracconieri e cacciatori di frodo. Negli ultimi anni, in operazioni finalizzate alla tutela penale della fauna, sono stati sequestrati a bracconieri veri e propri arsenali composti da fucili, armi clandestine, armi e munizioni da guerra, esplosivo, pistole e ordigni artigianali, baionette e armi bianche da guerra. Insomma, armamentari che possono far gola a diverse tipologie di criminali.

Ciro Troiano