Fate la guerra e non la pace

In questi ultimi anni abbiamo visto un incedere di imposizioni di pensiero e istituzionali che hanno violato articoli costituzionali, leggi e norme.

Non ultimo il diritto al dissenso sia letterario (censure sui social e giornali) sia di pensiero. Questo percorso è stato ed è tuttora giustificato con emergenze e battaglie contro la falsa informazione; come se fosse possibile decidere se una opinione è falsa o vera.

Dopo il delirio pandemico ora le guerre sono le protagoniste dell’attuale stupro sui fatti, sulla storia e sulla visione etica. Su quest’ultimo tema, l’Occidente impone la narrazione (innovativa direi) che per salvare la pace bisogna fare la guerra. Ma ammettiamo che le sessanta guerre che imperversano nel mondo in questo momento abbiano un perché, un senso.

Analizziamo perché un Paese decide di fare la guerra contro un altro; ci sarà sicuramente una valutazione preliminare dei costi/benefici.

Cominciamo con i costi:

1 Innanzi tutto i morti, per lo più i giovani, l’attuale forza lavoro e il futuro del Paese, ma anche inermi cittadini, bambini, donne e anziani.

2 Emorragia di denaro che verrà tolto alle istituzioni pubbliche, alla salute, alle infrastrutture.

3 Diminuzione della produttività e conseguente aumento dell’indebitamento che renderà sicuramente il Paese più ricattabile da parte di chi gli presterà denaro (perché nessuno lo regala) e diminuzione progressiva della propria sovranità e conseguente svendita dei beni e delle infrastrutture del Paese debitore.

4 Aumento dell’indigenza.

Sorvolo sulle conseguenze dovute all’inquinamento (oggi si parla solo di CO2) e degli anni avvenire di malformazioni, invalidità, e tragedie familiari causa la morte di chi portava a casa lo stipendio.

Vediamo i (così detti) benefici:

a La difesa della propria sovranità e democrazia (quando c’è).

b L’unificazione nazionale contro il nemico comune e conseguente diminuzione della percezione dei problemi reali sulla propria società e uno sfogo nazionalista che aiuta sempre chi governa.

c Un reset e un futuro di una rinascita della economia del Paese nel dopo guerra.

Sicuramente se andiamo nel dettaglio ci sono molti altri motivi per i pro e i contro, come quelli religiosi ad esempio, oppure etnici o ancora un trattato di alleanza, ma preferisco rimanere su temi prettamente cinici e generali.

Ora prendiamo in esame il concetto di opportunità; se un Paese attacca o si difende esistono uno o più dei motivi sopra elencati per cui una Nazione decida di muovere la guerra. Quando lo fa sa bene a cosa va incontro ma sicuramente ha un obiettivo; nel caso di legami di alleanza anche d’investimento per poi essere uno dei protagonisti della ricostruzione del Paese offeso o difeso.

Ora veniamo all’Italia e proviamo a isolarla, almeno virtualmente, dagli intrecci e legami con l’Europa e la Nato o gli USA.

Non credo, e spero che nessuno di noi italiani si sia bevuta la storia di difendere la democrazia di un Paese invaso, che non appartiene all’Europa e tanto meno alla Nato; nè tanto meno alle farneticanti motivazioni di alcuni giornalisti invasati che invocano la difesa della libertà dell’Europa e la sua difesa dall’invasore russo che, a differenza di molti Paesi Europei, non ha mai minacciato l’Europa (mi si dimostri il contrario), se mai l’ha liberata.

Se il nostro Paese avrà speso alla fine del 2024 (come sembra) circa 29 Miliardi di € (Rete Pacedisarmo), avrà avuto il suo motivo: quale?

Trattato di alleanza? No

Vincoli e vantaggi particolari economici? Ne avevamo ben di più con la Russia

Possibili ritorni economici con la futura ricostruzione dell’Ucraina? Assolutamente no, Nonostante le promesse di Zelensky, la Russia, che sta vincendo la guerra, non lo permetterà, tanto più che sta già ricostruendo i Pesi ucraini conquistati; l’esempio di Mariupol la dice lunga.

Problemi religiosi o etnici con la Russia? Direi di no, anzi.

L’unico vantaggio che s’intravede è la crescita nell’export dell’industria bellica italiana di un +86% (Nigrizia-Sipri) soprattutto grazie al Qatar ai primi posti della nostra clientela e sua volta primo fornitore d’armi, le nostre, ad Hamas; alla faccia dell’articolo 11 della nostra Costituzione e dei vincoli che ne derivano.                                      

 NOTA: fatturato industria bellica italiana poco più di 20 Miliardi (Panorama) di cui solo la Leonardo, già nel 2022 fatturava 12.9 Miliardi di dollari raggiungendo la prima posizione di azienda europea produttrice di armi e l’11 esima mondiale (ISPI90). E’ da notare che l’Italia nel 2023 ha superato il budget del 2% di spese per la difesa, auspicato dalla Von Der Leyn, arrivando a 2.443 Miliardi di $ registrando un aumento del 6.8% pari al 2.3% del Pil nazionale (QuiFinanza).

Allora cos’è che spinge un Paese come l’Italia, indebitato fino al collo e con carenze ataviche infrastrutturali e con una sanità al tracollo, a fare sacrifici così duri per un Paese che fino a tre anni fa l’80% degli italiani dovevano chiedere a Google Map dove si trovava?

Attenzione, questo non è cinismo e non si vuole entrare nel merito della diatriba invaso e invasore, si sta facendo solo una valutazione di un interventismo esasperato del nostro Paese storicamente portato alla mediazione e al “vogliamoci bene”, almeno dalla fine della Seconda Guerra Mondiale… a proposito, ma ce ne rendiamo conto che è finita quasi 80 anni fa? Ma se tutto questo nostro coinvolgimento in guerre che non ci riguardano fosse per gli accordi di Yalta e della nostra sconfitta, per quanti anni ancora dobbiamo essere legati a questo delirio guerrafondaio che ci sta dissanguando?

Se qualche disattento osservatore sostenesse che è un nostro dovere verso i Paesi che soffrono le dittature, faccio osservare che di guerre ancora più crudeli e da più anni ce ne sono a decine e anche piuttosto vicine. Lì forse vale l’art.11 della Costituzione che c’impedisce oltretutto d’intervenire in Paesi coinvolti in scontri bellici ma non nostri alleati?

E dell’art. 5 del regolamento Nato che enuncia che se un Paese Nato viene attaccato tutti gli altri Paesi alleati devono reagire in Blocco? L’Ucraina e la Russia non aderiscono alla Nato, quindi?

Eliminate le motivazioni burocratiche e direi anche etiche, visto la nostra indifferenza per le altre decine di conflitti che imperversano da decenni con protagonisti ben più indifesi dell’Ucraina, l’unico motivo rimasto e la nostra osservanza/sudditanza a un trattato di 80 anni legato a doppio filo a una schiavitù finanziaria che, insieme a generazioni di politici corrotti e collusi a questo sistema, ci ha portati al collasso.

Rimando al mittente accuse di anti europeismo o atlantismo, almeno di quanto questi termini significassero nel XX secolo; è evidente che ora i significati sono ben diversi e ben lontani dai principi per cui furono create queste istituzioni, almeno ufficialmente.

Le prossime elezioni europee sono vicine… non contano nulla dal punto di vista amministrativo e legislativo, lo sappiamo; chi legifera è la Commissione Europea che non è eletta dal popolo. Però una certa influenza, almeno come messaggio, il voto ai parlamentari europei ce l’ha. Se verranno disattese le speranze dei guerrafondai a oltranza, dei green ipocriti, degli speculatori a oltranza e dei lobbisti farmaceutici e bancari sostenitori di dittature sanitarie, forse qualcosa potrebbe cambiare, non certo per una nuova consapevolezza morale che vedo improbabile, ma piuttosto per una nuova sensazione mai conosciuta: la fine della sicurezza dell’impunità.

Massimo Gardelli