Il part-time un fenomeno al femminile

Il part-time sul lavoro si conferma un fenomeno soprattutto al femminile. Il Report del Forum Disuguaglianze e Diversità “Da conciliazione a costrizione: il part-time in Italia non è una scelta. Proposte per l’equità di genere e la qualità del lavoro”, evidenzia come il part-time non sia su base volontaria. In realtà chi è assunto in part-time ha subito o accettato tale pratica per mancanza di valide alternative inoltre a questa constatazione si aggiunge il dato rilevante che sono soprattutto le donne ad essere assunte con la forma del part time.

L’elaborazione fatta dal report sui dati dell’Istat 2022 evidenzia che è in part-time il 16,5% sul totale delle donne occupate contro il 5,6% degli uomini occupati ed, entrando nel dettaglio, si evince che il divario di genere aumenta in relazione alle professioni non qualificate in quanto si evidenzia che il 38,3% delle donne è in part-time contro il 14,2% degli uomini e per completare la fotografia. Il part-time involontario è più frequente tra le giovani donne comprese nella fascia tra i 15-34 anni rispetto al 14% di quelle di 55 anni e oltre.

Il report analizza anche come il part-time involontario sia diffuso in particolare nel Mezzogiorno comprendendo le persone straniere, chi è in possesso di un titolo basso di studio e chi ha un impiego a tempo determinato.

I dati Eurostat ci dicono che, in Italia, il part-time involontario riguarda più di un lavoratore su due tra quelli impiegati con questa forma contrattuale (56,2%) mentre la media europea si ferma a meno di un quarto (19,7%) e confermano che nel Bel Paese c’è un abuso nel ricorso del part-time (involontario) che in questo modo si trasforma da strumento di conciliazione a strumento di riduzione del costo del lavoro a discapito del lavoratore.

Il report rileva una situazione di emergenza che va fronteggiata con politiche volte a tutelare il lavoratore e a disincentivare il ricorso alla pratica del part-time senza adeguata necessità e motivazione.

Antonella Cirese