Tutti per uno

Una delle parole più “abusate” degli ultimi tempi è sinergia : gli enti tra di loro, le scuole, i professionisti, le amministrazioni devomno essere sinergiche, pena la mancata realizzazione di un progetto o il raggiungimento di un obiettivo. O, almeno, è quello che si pensa.

Sinergìa s. f. [dal gr. συνεργία o συνέργεια, der. di συνέργω «cooperare» (comp. di σύν «con, insieme» e ἔργω «operare, agire»)]. – Azione combinata e contemporanea, collaborazione, cooperazione di più elementi in una stessa attività, o per il raggiungimento di uno stesso scopo o risultato, che comporta un rendimento maggiore di quello ottenuto dai varî elementi separati (da Enciclopedia Treccani).

Il fatto è, però, che non c’è popolo più individualista di quello italico e questo è un limite. O è un pregio?

Se guardiamo indietro nel tempo, la maggior parte delle scoperte e delle invenzioni sono da attribuire a singoli soggetti, i quali hanno avuto l’intuizione che nasce dal genio: Galileo, Leonardo, Marconi sono persone che hanno seguito un sogno nato dall’intuizione, piuttosto che Fermi con la propria squadra dei Ragazzi di Via Panisperna, che è l’eccezione.

Nessuno (o quasi) ha lavorato in team, certo non i grandi scultori o pittori (ovviamente esistevano i giovani di bottega che preparavano il lavoro al Maestro) che seguivano il proprio estro; nemmeno negli sport di squadra abbiamo brillato per un gioco corale: le Nazionali o le squadre di calcio hanno sempre fatto affidamento ai campioni, intorno ai quali lavoravano i gregari, eccezion fatta per il Milan di Arrigo Sacchi; così anche nella pallanuoto o nella pallavolo o nel basket.

Negli sport olimpici le individualità hanno raccolto più allori degli sport di squadra, persino nella scherma, dove i risultati di squadra sono venuti per le grandi qualità dei singolaristi.

Le grandi imprese italiane sono nate e si sono sviluppate per l’ingegno di Ferrari o Lamborghini o Ferrero o Del Vecchio o Berlusconi; le corporation in stile americano sono venute solo negli ultimi tempi, ma come derivazione finanziaria delle industrie, nella maggior parte dei casi.

Anche la politica, attività eziologicamente plurima, ha visto la personalizzazione delle figure apicali, con la differenza che – negli anni precedenti al 2000 – la qualità dei personaggi era strabordante in tutti i partiti, mentre (dall’inizio di questo secolo) i soggetti politici di riferimento sono stati di gran lunga inferiori, sia per numero che per qualità e (nonostante ciò) la personalizzazione è divenuta la regola nelle campagne elettorali, dove i simboli sono stati integrati dai cognomi dei vari leader.

Quindi la sinergia è una parola abusata ed inutile?

Al contrario, quando la qualità dei personaggi diminuisce, il lavoro comune tende ad essere necessario per riqualificare un progetto e gli strumenti necessari al raggiungimento degli obiettivi; la questione è non farne un mantra ripetuto a cantilena, ma senza sostanza. La possibilità di scambiarsi informazioni ed idee via web consente di elaborare soluzioni più velocemente, proprio attraverso la condivisione dei risultati, dando la possibilità di verifiche sperimentali multiple.

Va rielaborata la concezione del lavoro intuitivo attraverso la condivisione, mettendo a disposizione di una comunità i risultati e le intuizioni personali, riconoscendo l’individualismo nel lavoro collettivo senza mortificarlo.

La chiave di lettura è proprio questa: perseguire un risultato comune, lavorando con le individualità e riconoscendo quest’ultime, senza mortificarle nel lavoro di gruppo. Questo permetterebbe ad ognuno – dalla scuola dell’infanzia all’università – di sentirsi partecipe nel lavoro di gruppo, ma gratificato per le proprie intuizioni.

Sarebbe una rivoluzione copernicana nel riconoscimento delle competenze degli Italiani, universalmente ricercati per le loro capacità di sintesi e di innovazione, nonostante gli scarsi mezzi di cui spesso si dispone e che causano l’emigrazione delle intelligenze migliori verso l’estero, attraverso una valorizzazione del loro lavoro con la rivalutazione sociale (e, magari, anche economica) dei risultati raggiunti. La genia degli Italiani nasce dal melting pot di cui siamo stati antesignani nel corso dei secoli e a dispetto di balzane teorie etniche, ma dobbiamo imparare a riconoscerci queste capacità senza boria, dando davvero un senso alla parola sinergia.

Rocco Suma