Fenomenologia del suicidio: I warning signs

A dispetto di quello che si possa credere l’azione suicidiaria non avviene mai “all’improvviso”. Come azione di prevenzione è importante tenere in considerazione i segnali premonitori del gesto, i cosiddetti warning signs riscontrabili da alcuni giorni a diversi mesi prima che il suicidio si realizzi.

I warning signs sono dei segni prodromoci che dovrebbero allertare il maggior numero di persone.

Questi possono essere sia le espressioni verbali sia le espressioni comportamenti, entrambe dirette o indirette.

I segnali d’allarme verbali, che non andrebbero mai sottovalutati, sono costituiti da frasi tipiche come ad esempio:

– Non riesco a fare nulla;

– Non posso più andare avanti così;

– Vorrei essere morto;

– Sono un perdente;

– Gli altri staranno meglio senza di me.

Possono distinguersi in frasi dirette che vanno tenute in seria considerazione come:

– Se succede questo o quello mi uccido;

– La faccio finita;

– Mi voglio suicidare;

o anche enunciazioni indirette ma che dovrebbero allertare l’interlocutore come:

– Mollo tutto;

– A che serve vivere;

– Non ce la faccio più;

– Non sarò in giro per molto;

– Me ne andrò prestissimo;

– Non sarò qui quando torna;

– Come si fa a donare il proprio corpo a una scuola di anatomia?

Come per i segnali verbali anche i segnali comportamentali possono essere sia diretti, come ad esempio:

– L’uso improprio di rasoi, corde e pillole;

– Isolarsi dagli amici e dalla famiglia;

Da tener presente è che spesso l’umore delle persone, che hanno deciso di compiere il suicidio, dopo essere state angosciate dal pensiero sullo stesso, può tornare migliorato dopo aver preso la decisione e constatato che non ci sono alternative. Esiste infatti il cosiddetto fenomeno dell’ossimoro, le persone anche se hanno già pianificato il gesto suicidario possono intraprendere attività piacevoli e ludiche nonché presentarsi in maniera molto calma una volta deciso che compirà l’atto. Questa decisione è presa dopo un lungo dialogo con sé stessi in cui si scopre di non avere altre opzioni, un atto di prevenzione potrebbe aiutare le persone a dialogare con sé stesse nel modo migliore per non cadere in questa trappola psicologiche;

o segnali comportamentali indiretti:

– Il voler partire mettendo a posto i propri affari;

– Fare testamento;

– Trascuratezza dell’aspetto fisico o nell’igiene personale;

– Ansia agitazione e insonnia;

– Dar via degli oggetti a cui si è molto legati, come cimeli, un orologio, un anello ecc.

Nell’indagare il rischio suicidario è da tenere presente che più la persona ha un piano ben definito, maggiore sarà il rischio che corre.

I principali comportamenti suicidari possono caratterizzarsi anche in autolesionismo deliberato, quegli atti dolorosi che la persona si autoinfligge. Ci possono essere pensieri che riguardano il piano da mettere in atto per realizzare il suicidio ma, anche minacce verbali di farla finita, fino ad arrivare all’intento suicidario, quella consapevolezza che la persona inizia ad avere sulle conseguenze dell’atto. L’intento potrebbe tradursi con il gesto suicidario, un gesto messo in atto ma di ridotta letalità, fino ad arrivare al tentativo suicidario, dove se ciò non dovesse accadere non sarebbe per colpa della persona che lo ha messo in atto.

I segnali d’allarme, sia essi verbali che comportamentali, potrebbero essere considerati come una sorta di lotta, degli sforzi in qualche modo che la persona compie per evitare il suicidio.

Franceco Roselli (piscologo – sergente Marina militare)