Il commercio soffocato dall’illegalità

L’illegalità costa alle imprese 38 miliardi l’anno mettendo a rischio 268.000 posti di lavoro: è quanto denunciato da Confcommercio nel corso della “Giornata della Legalità”, alla sua undicesima edizione, che si è svolta a Roma.

L’illegalità sottrae risorse agli esercenti onesti dando luogo ad una vera e propria economia parallela che non trova mai crisi. Si va dall’abusivismo commerciale, che è costato solo nel 2023 oltre 10 miliardi, a quello nella ristorazione.

Ancora, contraffazione, furti di merce, ma pesano anche i costi aggiuntivi come quelli per assicurazioni e sorveglianza. L’illegalità è costata alle imprese 38,6 miliardi di euro di mancati fatturati e ha messo a rischio 268.000 posti di lavoro.

Un quarto dei consumatori acquista prodotti contraffatti, dice Confcommercio, o usufruisce di un servizio illegale, soprattutto online. Acquisto considerato conveniente e normale nonostante la consapevolezza dei rischi. Dal canale online viaggiano prodotti di elettronica, per l’intrattenimento, profumi e cosmetici illegali. Si registra un aumento degli incrementi di oltre il 30% rispetto al periodo pre-Covid.

Il 66,4% dei consumatori ritiene che sui canali di vendita online sia più facile cadere nella trappola dell’acquisto inconsapevole di articoli contraffatti e al 21,5% degli intervistati è capitato di acquistare online prodotti contraffatti credendo che fossero originali.

Nel corso dell’evento è stata presentata un’indagine Confcommercio-Format Research. In particolare, l’abusivismo commerciale costa 10,4 miliardi di euro, l’abusivismo nella ristorazione pesa per 7,5 miliardi, la contraffazione per 4,8 miliardi, il taccheggio per 5,2 miliardi. Gli altri costi della criminalità (ferimenti, assicurazioni, spese difensive) ammontano a 6,9 miliardi e i costi per la cyber criminalità a 3,8 miliardi (stime Ufficio Studi Confcommercio).

Per gli imprenditori resta alto il timore di esposizione ai fenomeni criminali, L’usura resta il fenomeno criminale percepito in maggior aumento dagli imprenditori del terziario di mercato (per il 24,4%), seguito da furti (23,5%), aggressioni e violenze (21,3%), atti di vandalismo (21,1%). Più di un imprenditore su tre teme il rischio di essere esposto a fenomeni criminali. In particolare, i furti sono il crimine che preoccupa di più in termini di sicurezza personale, dei propri collaboratori e della propria impresa (per il 30,4%). Il 22,2% degli imprenditori teme fortemente il rischio di esposizione a usura e racket. Un timore che è più elevato al Sud (25,6%). Di fronte all’usura e al racket il 62,1% degli imprenditori ritiene che si dovrebbe sporgere denuncia, mentre il 27,1% dichiara che non saprebbe cosa fare.

Oltre 6 imprese su 10 si ritengono penalizzate dalla contraffazione e dall’abusivismo, soprattutto in termini di concorrenza e riduzione dei ricavi.

In tutti i settori, l’illegalità e la criminalità soffocano l’economia e imprigionano la produttività e minano alla base la libertà dei cittadini.

 

Ciro Troiano