I giovani e l’abitare fluido

Nel tempo il concetto di abitazione è cambiato. Attualmente l’idea di casa si è svincolata da quella di una dimora per tutta la vita in quanto il lavoro è fluido e nei giovani prevale il modus vivendi della mobilità quindi si è proiettati a cambiare più case e residenze nel corso della vita.

Lo rivela il rapporto ‘Collaborare e abitare. Il diritto alla casa nelle metropoli per le nuove generazioni’, redatto da Fondazione Feltrinelli in collaborazione con Fondazione Housing sociale e il supporto di Fondazione Cariplo, a cura di Silvia Cafora (Politecnico di Torino).

I dati del rapporto, che si è rivolto ad un campione 500 giovani, il 62% donne e il 38% uomini, di cui l’86% nati in Italia da famiglie italiane, in affitto e di età compresa tra i 23 e i 40 anni, ha evidenziato che il 50% ha cambiato città di residenza negli ultimi dieci anni, il 70% almeno una volta nella vita.

La precarietà del lavoro influenza le scelte abitative e la propensione è quella di orientarsi nelle scelta di modelli abitativi fluidi e collaborativi in cui c’è la condivisione di ampi spazi in comune fondati sulla coabitazione e collaborazione.

I dati confermano questa tendenza e rilevano che tra i giovani intervistati il 41% considera con interesse i modelli collaborativi, il 32% valuta la possibilità di vivere in affitto con progetto collaborativo mentre il 38% valuta una casa di proprietà sempre nell’ambito di un progetto collaborativo. Inoltre in tema di esigenze abitative non consone ai desideri relativi alla casa ideale il 62% ritiene che l’abitazione in cui vive non sia adatta allo studio e al lavoro da casa.

Dati che testimoniano come nei giovani prevalga  l’idea di abitare inteso come appartenenza in modo attivo ad una comunità parte integrante del territorio.

Antonella Cirese