E poi c’è il monopattino selvaggio

Bari è la città maggiormente dotata di monopattini. Milano, Roma, Napoli, senza parlare delle città minori, non hanno questa inondazione di queste micidiali espressioni della moderna tecnologia. Gli automobilisti, che già devono utilizzare quattro occhi per scansare pedoni e motorette, biciclette e folli cartelli stradali, devono anche prevedere le arditezze di questi nuovi protagonisti del traffico cittadino. Protagonisti che non ritengono avere regole e limiti alle proprie iniziative e svoltano o sorpassano si fermano o ripartono senza guardarsi attorno e ritenendo di essere perfettamente liberi di farlo.

La municipalità, completamente dedita a contrastare il più possibile l’automobilista reo solo di guidare l’automobile, guarda e lascia fare.

Il progresso per più di un secolo è stato concepito come la sostituzione di carretti e biciclette con le automobili. Industriali e sindacati, finanzieri e politicanti in sinistra alleanza tra loro, ci hanno detto che il progressismo era l’auto e le fabbriche di auto erano necessarie a dar lavoro alla gente che, ignara del futuro che gli si stava preparando, lavorava nei campi. i potenti di allora che si dicevano progressisti, ritenevano come quelli di oggi di sapere quale fosse il nostro interesse meglio di noi hanno deciso e realizzato questo scenario fatto di automobili. Anche i cinesi che tecnologicamente pensano di essere molto evoluti, hanno sostituito agli ingorghi di bici migliaia di ordinate superstrade piene e strapiene di auto.

Adesso ci dicono che è tutto sbagliato, che non è sostenibile questo modello e quindi i progressisti di oggi ritengono che il futuro sia del monopattino e forse tra poco ri-scopriranno il mulo. 

Sbagliavano allora o adesso? Noi crediamo che hanno sbagliato in entrambi i casi…

Inoltre appare specifico della città di Bari il coinvolgimento della istituzione comunale nella diffusione di questo mezzo di locomozione. Con danari pubblici se ne è favorita la diffusione e l’uso anche in diretta concorrenza ai taxi e ad ogni altro mezzo di trasporto pubblico.

Come mai? Qualcuno mi ha chiesto se non c’è qualche interesse privato in questo fenomeno ma questo non è affare nostro ma delle varie magistrature che però attendono.

Nel frattempo ci dobbiamo tenere questa micidiale moda fino a che non ci scapperà qualche morto e anche allora si dirà che la colpa è stata dell’automobilista che passava lì accanto.

Nel frattempo a Parigi s’è tenuto un referendum sull’uso di questo mezzo che ha portato a metterlo al bando.

Canio Trione