Biodiversità, dal mondo per l’Arneo contro Porsche

La notizia non ha avuto risalto sui mezzi di comunicazione a causa della concomitanza delle competizioni elettorali per il rinnovo del Parlamento UE e di molte amministrazioni comunali in Puglia, ma la lettera aperta che l’associazione protezionistica tedesca Robin Wood, assieme ad altre da tutto il mondo, ha inviato al Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, al Presidente della Provincia di Lecce, Stefano Minerva, ed ai Sindaci di Nardò, Pippi Mellone, e di Porto Cesareo, Silvia Tarantino, riporta all’attenzione la vicenda dell’ampliamento del circuito di collaudo automobilistico Ntc-Porsche nel Salento. Intanto perché la lettera aperta è firmata, come detto, oltre che dal rappresentante di Robin Wood, Julian Smaluhn anche da altre 20 associazioni di tutto il globo, poi perché i toni sono cortesi ma fermi. «Robin Wood e oltre 20 associazioni ambientaliste provenienti dall’Europa e da tutto il mondo – si legge nella lettera aperta – danno il benvenuto alla notizia che il previsto disboscamento del sano Bosco D’Arneo è provvisoriamente sospeso. Chiediamo a tutti voi di fare tutto il possibile per impedire definitivamente la deforestazione pianificata. Per non cementificare ancora più aree e distruggere la foresta con le sue innumerevoli funzioni ecosistemiche particolarmente importanti per la protezione del clima e della biodiversità, la pista di prova della Porsche non può essere ampliata! Il Bosco D’Arneo è una foresta antica, sana e preziosa».

L’associazione tedesca ricorda nella lettera aperta che il territorio nel quale è presente la pista Ntc-Porsche è tutelato come Sito Natura 2000 a livello europeo e che, secondo il diritto comunitario, questa tutela può essere intaccata «solo se una misura pianificata serve il bene comune e se è possibile risarcire il danno causato».

«Porsche sostiene – si scrive nella lettera aperta – che il presidio esistente dei vigili del fuoco verrebbe ampliato e che di ciò ne trarrebbe vantaggio la popolazione. La costruzione di un nuovo eliporto, inoltre, andrebbe a vantaggio anche della popolazione del caso di trasporto urgente del paziente». Ma la Commissione Ue, come si fa presente nella lettera aperta e come da noi anticipato molto prima che tutto accadesse, non ha abboccato a questi “rilevanti motivi di interesse pubblico e per la salute dell’uomo” per i quali la Direttiva “Habitat” può consentire il sacrificio di habitat naturali ritenuti prioritari ai fini della conservazione della biodiversità europea. Infatti, ricordano le associazioni che hanno sottoscritto la lettera aperta, nella nota inviata un paio di mesi fa dal capo unità della Direzione Generale Ambiente della Commissione UE, Andrea Vettori, al Ministero dell’Ambiente, viene chiaramente affermato che «in realtà, gli impatti negativi sugli habitat 6220* e 9340 derivano direttamente dai lavori di ampliamento delle piste di collaudo nell’area di intervento NTC, che non possono configurarsi come motivi di salute pubblica o di sicurezza pubblica».

Nella lettera aperta si va giù duro contro la Porsche, azienda emblema di Stoccarda. «Inoltre – è scritto –, in caso di deforestazione, le adeguate misure di compensazione da parte di Porsche sarebbero solo un sogno utopico. È prevista la messa a dimora di 1,2 milioni di piantine su una superficie di 600 ettari che richiederebbero decenni di irrigazione artificiale per poter crescere sotto il suolo in condizioni climatiche estremamente difficili come quelle della Puglia. Tuttavia, Porsche vuole supportare la misura compensativa solo per cinque anni. La quantità esorbitante di acque sotterranee necessaria ad irrigare le piantine accelererebbe la progressiva salinizzazione delle falde acquifere. Di conseguenza, Porsche è autorizzata a prelevare fino a 1000 metri cubi di acqua per anno dalla falda freatica ai fini igienici ed antincendio. Le misure di compensazione come menzionate nel progetto e richieste dal diritto comunitario sono destinate a fallire fin dall’inizio; esse non servirebbero a proteggere la natura e l’ambiente ma a promuovere l’attività di greenwashing di Porsche nascondendo palesi reati ambientali».

L’appello finale della lettera aperta chiama i destinatari «ad assumere la responsabilità del futuro della vostra regione e del pianeta: garantire l’attuazione della legislazione UE esistente per proteggere la natura! Dare il buon esempio e fare tutto quanto è in vostro potere per tutelare a lungo il Bosco d’Arneo! Resistere alla pressione di una casa automobilistica internazionale per mettere gli interessi del profitto al di sopra della protezione dell’ambiente: la società civile è al vostro fianco!». L’avranno letta?

Fabio Modesti (www.fabiomodesti.it)