Libertà di pensiero e pensiero libero

Libertà di pensiero e pensiero libero: solitamente le due espressioni si usano in modo, per così dire, “promiscuo”. C‘è da chiedersi, però, se siano proprio da considerare equivalenti? A mio giudizio, no!

Libertà di pensiero significa libertà di espressione: id est, ogni individuo deve avere libertà di esprimere la sua opinione o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiere. Nella Costituzione Italiana l’articolo 21 sancisce, in proposito, che tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La locuzione “pensiero libero” nasce storicamente in un contesto ben specifico e diverso e indica il complesso delle idee che si ritengono contrapposte alle posizioni del dogmatismo, che, all’epoca (si era in pieno illuminismo), era quello religioso.

In prosieguo di tempo l’espressione è passata a identificare ogni idea che dal punto di vista filosofico, politico, sociale esprime una posizione personale, diversa e distaccata da ogni ideologia o stile di vita preconfezionato secondo canoni ineludibili.

In altre parole, il pensiero libero è quello che rifiuta i tradizionali sistemi di credenze, religiose o politico-sociali che siano, ritenendole negative, illusorie e in modo subdolo costrittive.

Corollario di tutto ciò è che in un Paese vi può essere libertà di pensiero ma che, se quest’ultimo, fatto proprio da quasi tutte le forze politiche e, a causa di ciò acquisito dalla prevalente popolazione, risultasse condizionato da credenze irrazionali religiose o politiche il pensiero della maggioranza dei cittadini non dovrebbe essere considerato “libero”.

Per fare qualche esempio che illustri la differenza tra le due espressioni, si può dire che

1) un libero pensiero aveva Giordano Bruno ma lo Stato Pontificio non riconosceva alcuna libertà di pensiero e il povero frate mori bruciato a Campo dei fiori;

2) che oggi in Italia c’è piena libertà di pensiero ma è molto raro trovare individui che non siano condizionati da:

a) credenze assolutistiche religiose (ebraismo cristianesimo cattolico o protestante, islamismo;

b) ideologie politiche interne (fascismo o comunismo derivati dall’idealismo tedesco di fine Ottocento);

c) quel che è peggio, da influenze esterne (orientate a perseguire gli interessi di uno Stato straniero, gli Stati Uniti d’America) che si materializzano attraverso strumenti piegati a tale fine, come la NATO e l’Unione Europea).

Le conseguenze della situazione italiana si sono viste anche in occasione delle ultime elezioni. I sette partiti in lizza erano “condizionati” o dall’ideologia cattolica (al centro) o da quella idealistica hegeliana (fascista, a destra e comunista, a sinistra) e tutti insieme, in fila e coperti, non insensibili al grido di guerra di Biden e Stoltenberg. Chi aveva un pensiero libero e non illusorio non ha potuto fare altro che astenersi. La scelta di qualche kamikaze in liste suicide si è dimostrata, ictu oculi, alle persone di buon senso, in netto contrasto con la razionalità che non può andare mai disgiunta da un pensiero veramente libero che di per sé tende sempre alla ragionevolezza delle scelte.

La necessità di trovare un quorumper la validità di tutte le elezioni, di cui ho già scritto, s’imporrà ancor più per le elezioni politiche interne dove il pensiero oltre ad essere condizionato da credenze illusorie e dai concreti interessi nordamericani è diventato in buona sostanza “unico”. Tutti i partiti italiani nuotano sull’onda del ”pauperismo” (sussidi o bonus, reddito di cittadinanza o di inclusione, cuneo fiscale o flat-tax per i redditi più bassi etc), sulla negazione di ogni crescita economica del Paese , imposta dal Trattato di pace (negazione della flat-tax piena, divieto di accrescere le infrastrutture, soprattutto ponti, utili alla produzione, imposizione di “austerity” e di blocco dei bilanci dei singoli Stati etc.) e, infine, sulla “fedeltà, cieca, pronta e assoluta” allo zio Sam.

Per chiudere questa (forse troppo lunga) mail, cito, a mo’ di sintesi, due titoli della mia produzione più recente: “Elogio del pensiero libero” e “Quo usque tandem” (entrambi editi dal mio impareggiabile editore Avagliano).

Luigi Mazzella