La Banca Popolare di Bari se la sono dimenticata?

Anche questa campagna elettorale è passata senza che alcun partito abbia profferito verbo sulla questione Bpb. Tranne un solo candidato al ruolo di consigliere, non abbiamo sentito nessuno sul tema. Ma se non si affronta e risolve un tema di questa portata perché si sono candidati? La Popolare di Bari è una icona identitaria come la Fiera del Levante, come la Gazzetta, come il Petruzzelli, come il Lungomare come gli infiniti cibi che trovi al mondo solo da noi.  
Al contrario, fuori dalla Puglia, per fatti molto simili si chiede da parte di molti azionisti e alle volte si ottiene, una parte modesta delle somme investite… il classico piatto di lenticchie per moderare i morsi della delusione.   Perché la politica dovrebbe interessarsi a questa cosa che peraltro è divenuta così complessa? Semplicemente perché solo essa può fermare questa moria di banche locali che sembra fatta apposta per favorire le grandi banche e i loro azionisti. Cioè in primis si deve garantire una sempre crescente concorrenza tra banche nella corsa all’accaparramento del cliente.

È una questione politica nazionale e locale ineludibile; punto.   Secondariamente l’economia locale ha bisogno di politiche creditizie tagliate su misura per quel modo di fare economia. Demandare ai computer e alle intelligenze artificiali i rapporti con la clientela è un vero suicidio economico anche delle banche stesse.  

Poi è di primaria importanza che venga ricostituita la fiducia del risparmiatore nell’investimento azionario. Fiducia che è la base della economia moderna. Infine è necessario che il sistema della solidarietà funzioni sempre e automaticamente. Non è concepibile infatti che i depositi siano garantiti anche se in parte molto modesta mentre questi investimenti non possano avere la stessa copertura almeno da rischi fuori dal controllo del risparmiatore. Detta in altra maniera come mai un risparmiatore deve pagare per comportamenti non suoi? Come mai i fondi interbancari (che la Banca Popolare di Bari -e quindi i suoi azionisti- ha finanziato più volte negli anni passati anche recenti) non si preoccupano del destino dei risparmi investiti nel patrimonio delle banche?  

A completamento di tutte queste ovvietà ci si deve chiedere cosa l’azionista deve ricevere in cambio delle sue azioni perché si ottengano i detti obiettivi? Non certo elemosine, come si vuole fare, ma la banca che era di sua proprietà. Cioè deve riavere i titoli ma di una banca sana e non certo modeste cifre forfetarie e dopo defatiganti e costosi percorsi giudiziari come hanno fatto i nuovi padroni della Banca Popolare di Bari; giudizi che oltre ad essere costosi, lunghi e faticosi vedono il risparmiatore contro la banca da lui finanziata e, in qualche caso, fondata!! Ma come? il maggior nemico del risparmiatore, quello che gli nega i suoi risparmi è la sua banca? da lui sostenuta e fondata a suon di moneta sonante? Ma come si crede di avere una economia florida e in crescita se assistiamo a queste brutture?   Sopra tutto è incontestabile che gli azionisti non hanno fatto nulla che possa essere loro rimproverato e che abbia portato al disastro della banca e quindi non può pagare per colpe non sue. 

Solo così i vecchi e nuovi azionisti si sentiranno tutelati, non solo baresi ma di ogni parte; semplicemente perché così sarebbe giusto che fosse. Non v’è altra chance. Speriamo che al ballottaggio… qualcuno abbia un moto di orgoglio.

Canio Trione