CYBERmafie

In questo periodo storico il rischio associato alla minaccia di natura cibernetica si è attestato su livelli particolarmente elevati.

Le nuove mafie, sempre più abili a cavalcare l’onda dell’innovazione tecnologica e informatica per ampliare il loro raggio di azione e aumentare i profitti, sono diventate organizzazioni ibride, capaci di operare sia nella realtà analogica che in quella digitale.

È il quadro che emerge dal Rapporto “Cyber organized crime. Le mafie nel Cyberspazio”, curato da Antonio Nicaso e Walter Rauti, che la Fondazione Magna Grecia, che quest’anno celebra i 40 anni dalla sua nascita, ha presentato al Palazzo di Vetro dell’Onu lo scorso aprile, e il 14 giugno a Montecitorio.

Le mafie, a fianco alla ricerca di avvocati, commercialisti, broker, notai, agenti immobiliari, hanno aggiunto quella di ingegneri informatici, hacker e drug designer.

Le organizzazioni criminali considerano ormai il ‘vecchio’ pizzo come qualcosa di superato”, ha detto il Procuratore della Repubblica di Napoli Nicola Gratteri, secondo il quale a Napoli la camorra aveva creato una banca online che riciclava miliardi di dollari, con seimila clienti in Lombardia e nel Lazio e con sedi anche in Lituania e Lettonia. Il riciclaggio ammontava a più di tre miliardi e mezzo di euro, di cui solo due sono stati sequestrati. “La cosa che ci ha sorpreso è che nelle banche sequestrate abbiamo scovato tecnologie che la nostra Polizia giudiziaria nemmeno si sogna. Purtroppo, nelle azioni di contrasto alle mafie, l’Italia è rimasta indietro rispetto a Paesi come Germania, Olanda e Belgio che ora devono aiutarci. Nelle forze dell’ordine mancano del tutto giovani ingegneri in grado di dare quella spinta di cui il nostro sistema ha bisogno. Stiamo perdendo troppo tempo e tanto campo”, ha concluso Gratteri.

Antonio Nicaso ha spiegato come “quella del 2024 sia una criminalità organizzata sempre più addentrata nel cuore dell’innovazione tecnologica e informatica”. A parlare sono le indagini. Qualche esempio? “In un’occasione – ha detto Nicaso – i clan hanno assoldato pirati informatici per violare i sistemi di sicurezza del porto di Anversa, così da far sbarcare decine di carichi di cocaina proveniente dall’America Latina senza destare sospetti. In un’altra, hanno assunto hacker rumeni per mettere a punto una complessa attività di ingegneria sociale, servita poi per sottrarre milioni di euro a ignari cittadini attraverso il phishing. Soldi successivamente utilizzati per acquistare armi in Moldavia”.

Dallo studio emerge che le mafie operano digitalmente in modo strutturato, strategico e coordinato, tanto che esistono delle correlazioni tra riciclaggio di denaro, criminalità informatica, cripto-asset e corruzione. Del resto, il dark web rappresenta un luogo ideale per le mafie: è discreto, relativamente sicuro e permette di mantenere l’anonimato grazie alle tecnologie disponibili di pseudonimia e crittografia. Su internet oscuro ci sono grandi piazze virtuali dove è possibile comprare e vendere di tutto. Allo stesso tempo, si può riciclare denaro o si possono commettere frodi finanziarie ed estorsioni online, sapendo di poter eludere le frontiere tradizionali e sfuggire alle indagini.

In sintesi, le mafie del ventunesimo secolo sono sempre più digitali, sempre più abili nel cavalcare l’onda dell’innovazione tecnologica e informatica. Hanno compreso che le moderne tecnologie offrono enormi opportunità per ampliare il loro raggio di azione e aumentare i profitti. E si sono rapidamente adeguate: spostando sulle piattaforme online molte delle loro attività illegali, creandone di nuove e imparando così a elaborare strategie cyber.

Viviamo in un’era di disconnessione individuale, ma di continua ed esasperata connessione sociale e questo le varie mafie lo sanno sfruttare bene, e non è un caso se il nuovo fronte sul quale puntano è quello del metaverso.

Ciro Troiano