Con quel pizzico di buon senso. Che spesso non c’è

Il diritto degli antichi nostri progenitori si fonda essenzialmente sulla elaborazioni e concetti del Diritto Naturale operato dai Giuristi Romani, raccolto in un “codice” denominato Corpus Iuris Iustitianeum (o Codice Giustizianeo). L’imperatore Giustiniano (527-65 d.C.) inserì, nel suo programma di restaurazione della grandezza romana in tutti i possibili ambiti, anche il progetto di un generale recupero della tradizione legislativa e giurisprudenziale precedente, finalizzato a un pieno riordino sia della prassi giudiziaria sia dello studio universitario del diritto.

Questo per far capire quanto radicate e complesse siano le origini del Diritto vigente in Italia e quanto sia incomprensibile l’atteggiamento del Legislatore moderno nello smantellare le norme codificate, persino quelle più recenti: da un canto il proliferare della legislazione ha – di fatto – reso inapplicabili le norme esistenti per l’evidente contraddittorietà fra molte di esse e, d’altro canto, invece fornire un supporto tecnico agli operatori del Diritto: il Legislatore italiano ha ulteriormente complicato le applicazioni delle Norme, in un guazzabuglio (spesso) inestricabile e dove il “cattivo cittadino” ci sguazza.

Prendiamo un soggetto (ad esempio) che – pur di famiglia benestante e con un posto di lavoro retribuito – decida di occupare ed abitare proditoriamente una casa popolare, dove esiste una graduatoria riguardante altri cittadini meno abbienti e con più diritti ad avere l’abitazione, ebbene a quel soggetto – che pure ha commesso diversi reati in tali comportamenti – non succede nulla, ma proprio nulla, abiti o meno l’immobile, il soggetto potrà impunemente continuare a delinquere.

Poniamo il caso, poi, che lo stesso soggetto, in nome di una non meglio specificata azione ideologica, commetta altri reati, magari non gravi, ma tali da “infiocchettare” il proprio certificato penale che – se esibito in un concorso pubblico –  ne sarebbe escluso obbligatoriamente.

Se quel soggetto, rendendosi conto di non essere riuscito ad accedere alle proprie patrie galere, decidesse di verificare che in altri Paesi la giustizia funzioni e – purtroppo per lui funziona perché in quei Paesi picchiare qualcuno è reato – venisse sottoposto a processo ed aggregato ad altri delinquenti (coloro che delinquono), si aprirebbe una litania dove intervengono i suoi solidali e piangono l’immagine in catene in mondovisione, perché il Paese dove è accaduto il fatto non ha rimandato indenne ed a casa il povero picchiatore, perché tutto sommato ha picchiato un nazista e quello (come tutti gli animali schifosi) non ha diritto di esprimere il proprio malsano pensiero! I sodali, per fortuna, coglierebbero il fondo dell’ingiustizia e candiderebbero ad essere eletto in una istituzione pubblica e politica il soggetto, proprio quello che combatte l’istituzione in cui dovrebbe entrare, con una discreta dose di ironia.

Il gioco del destino è arrivato (per ora) sino a questo punto, ma la sorte è capricciosa e ricorda a tutti i Fratoianni e Bonelli in circolazione che bisogna agire “con un minimo di buon senso”/”usando la testa” e non altre inqualificabili ed innominabili parti del corpo, perché la locuzione latina cum grano salis tradotta significa “con un pizzico di sale (in zucca)” e oggi non viene usata per ragionare, neppure in maniera occasionale.

Quindi il Diritto, la Logica e la Coerenza vanno a “farsi benedire” e dovremo aspettare chissà quanto perchè qualcuno smetta di rendere (ancor più) ridicolo il nostro Paese.

Rocco Suma