Il vizietto italiano in trasferta

L’Italia, non c’è che dire, è un faro di civiltà; non ha niente da imparare da nessuno. Insegna a tutti. E’ la prima; fa scuola. Chi avrebbe mai pensato che il vizietto italiano, quello che di non dimettersi mai, cascasse il mondo, avrebbe fatto presa anche nel sistema politico dei sedicenti Paesi virtuosi dell’Europa? 

E’ toccato al Presidente della Repubblica Francese dimostrare questo assunto.  

Emmanuel Macron, proveniente dal Partito Socialista Francese, è capo del partito Reinassance, che Wikipedia (scusate la superficialità) definisce come un partito “sincretico e pigliatutto, di centro, alternativo alla destra e alla sinistra.

Per la cronaca, mentre “pigliatutto” è affare notissimo (un specie di “campo largo” al centro), “sincretismo”, dice Treccani, significa “incontro fra culture diverse che genera mescolanze, interazioni e fusioni fra elementi culturali eterogenei”.

Un po’ di minestrone fa bene alla salute.

Reinassance rifiuta il conservatorismo e si auto definisce progressista ma, in effetti, si comporta da neoliberista, con il timbro della grandeur, quando supporta la economia francese nel contesto globale. Dopo le elezioni francesi del 2017, vinte, ha assoldato personalità del centrodestra tradizionale spostando da quel lato il suo baricentro.

In Europa, invece, Emmanuel Macron è la figura di spicco del gruppo Renew Europe nato dalla alleanza fra il vecchio gruppo europeo ALDE (Alleanza dei Liberali e Democratici Europei) e Renaissance.

Il nome del nuovo Gruppo europeo è cambiato, da ALDE a Renew Europe, dopo le elezioni europee del 2019: la dizione “liberale” ha dovuto essere cancellata perché, in Francia, è intesa come “capitalismo estremo e senza scrupoli”.

Ciò riprova che a dizioni uguali si contrappongono significati diversi.

In particolare, il liberalismo italiano è ben altro da quello francese.

Renew Europe, con la nomina a presidente di Valérie Hayer, succeduta a Stéphane Séjourné, entrambi francesi e fedelissimi militanti di Renaissance, è saldamente in mano a Emmanuel Macron.

In questo contesto è maturata la “batosta” subita da Macron alle elezioni europee del 2024: il gruppo Renew è sceso da 100 a 80 parlamentari, e poi a 74 per effetto di inevitabili fuoriuscite.

La grave disfatta, che ha travolto Renaissance e il Liberali Europei, corrispondente alla esaltante vittoria di Rassemblement National di Marine Le Pen (quasi il 40% dei voti) ha dato un chiaro messaggio a Macron che i giochi erano giunti al termine, non solo in politica internazionale ed europea, ma anche in politica interna: bocciato su tutta la linea. 

Sul banco degli imputati c’era lui, personalmente: il Presidente e la sua politica dichiaratamente “guerrafondaia”. In questo ben accompagnato dal Cancelliere tedesco Scholz in astinenza di consensi.

Che dovrebbe fare un politico degno di questo appellativo? Rassegnare le dimissioni e indire nuove elezioni. Ma ecco che il vizietto italiano prende il sopravvento: nuove elezioni si, dimissioni mai. Anche con il rischio di rimanere ostaggio di un Parlamento non amico.

La data delle nuove elezioni? 30 giugno e 7 luglio per eventuale ballottaggio.

Ed ecco la sua lettera ai francesi che promette un Macron rinnovato, ma certo di una cosa: la ferma intenzione di completare il mandato presidenziale fino al maggio 2027.

Cosa dice la lettera? Una noia infinita di banali dichiarazioni.

Prima di tutto, la necessità di un cambiamento profondo nel modo di governare la Francia che fa di Macron un uomo curiosamente adatto a tutte le stagioni.

E, poi: Il prossimo governo, che rifletterà necessariamente il vostro voto, riunirà, spero, repubblicani di diverse sensibilità che avranno saputo con il loro coraggio opporsi agli estremismi. Agirò fino a maggio 2027 come vostro presidente, protettore della nostra Repubblica, dei nostri valori, rispettoso del pluralismo e delle vostre scelte, al vostro servizio e a quello della Nazione”.

La strategia? Le trascorse elezioni non rappresentano un voto di sfiducia al Presidente; le prossime elezioni non rappresentano un voto di fiducia al Presidente, ma piuttosto una decisione su chi governerà la Francia.

Ecco il colpevole: il governo non il Presidente; ma intanto ecco il ritornello che sentiamo tutti i giorni in Italia: il suo partito “è l’unico a poter sbarrare la strada all’estrema destra e all’estrema sinistra”.

Le promesse? Giustizia sociale, contrasto alla insicurezza e all’impunità, specifiche politiche sull’infanzia, attenzione ai giovani, lotta alle discriminazioni. Ma lui dov’era se oggi declina, consapevole, così dettagliatamente le disfunzioni del governo e della sua presidenza.

La chiosa è da elemosina: “Potete fidarvi di me”.  

La morale: dopo tanta fatica lasciare posizione, prebende, adulazione e potere, gratificazione ed esposizione mediatica, con tutti appesi alle tue labbra… senza più partecipare a consessi dei grandi, senza più vedere Zelensky, Biden, Schulz, Meloni, Putin e XI… senza più decidere? Ma siamo matti? 

Ecco questa è, oggi, la politica. Ma che politica sarà mai questa?

Antonio Vox