Dal fenomeno del Great resignation al Quiet quitting

Dalle Grandi dimissioni al minimo indispensabile. Passa per questi termini il cambiamento post-pandemico che ha interessato il mondo del lavoro. A livello globale.

Come spiega Francesca Coin, autrice del libro Le grandi dimissioni – Einaudi 2023, la disaffezione al lavoro che vede le dimissioni come conseguenza, è un fenomeno che nasce e di diffonde per il rifiuto di un modello di organizzazione del lavoro fondato sulla competizione.

Se prima chi lavorava era ritenuto fortunato, adesso c’è la consapevolezza che, lavorare senza poter godere di alcun diritto e guadagnare 3 euro all’ora, non è proprio una fortuna.

“Per oltre cinquant’anni le aziende hanno detto ai lavoratori che devono ritenersi fortunati di avere un lavoro. Per i prossimi cinquant’anni dovremmo insegnare ai dirigenti che devono ritenersi fortunati se accettiamo di lavorare per loro”.

Questo pensiero di Sara Nelson tratto dal libro di Coin riassume brevemente lo stato d’animo che ha portato al Great Resignation.

Sempre più aziende e imprese in qualsiasi settore lamenta di non riuscire a trovare personale. I giovani non vogliono lavorare. Ma è davvero così?

Come fa notare la giornalista Charlotte Matteini sono tante le proposte di lavoro che offrono contratto regolare ma ancora una volta, è davvero così?

Offerte di lavoro part-time dietro le quali si nascondono turni che superano anche l’orario full-time.

C’è urgenza di trovare un punto di incontro tra la domanda e l’offerta nel mondo del lavoro. Servono cambiamenti sul piano strutturale.

C’è bisogno che ogni settore, compresa l’informazione, si muova sinergicamente per cambiare la narrazione intorno al mondo della produzione.

Vedere i dipendenti come valori e non come costi. Iniziare a non chiedere ad una donna che si presenta ad un colloquio se ha intenzione di avere figli.

Perché seppur e qualora la tendenza a dimettersi diminuirà, si avrà a che fare col Quiet quitting: salvare il posto di lavoro e lo stipendio facendo il minimo indispensabile.

Ma se il lavoro è uno degli elementi che forma l’identità di un individuo, la strada da percorrere non può e non deve essere questa.

Ri-trovare nuove forme di cooperazione tra datore di lavoro e lavoratori perché tutti nella catena produttiva possano beneficiare sia sul piano economico che su quello sociale.

Lucia Ricchitelli