La senatrice Poli Bortone alla guida di Lecce

Alla guida di Lecce è tornata Adriana Poli Bortone. Non c’è storia davanti a cotanta esperienza, passione, competenza dimostrata sul campo e per lustri di indomita attività.

I tempi sono sempre più difficili e i nemici del sud sono sempre di più e più agguerriti. Le sinistre non si accontentano più di minare l’economia ridimensionando la proprietà privata ma pervengono alla distruzione della famiglia e di ogni autorità sociale. Le mega corporation della finanza e della economia sono ormai delle vere e proprie Istituzioni contro le quali quelle pubbliche possono pochissimo. Energia, logistica, credito, mobilità, ormai tutto è in mani di questi agglomerati economici come anche pezzi significativi della politica estera. Il Sud ormai non esiste più da tempo se non come giacimento di braccia, menti, risparmio, energia, petrolio materie prime alimentari da razziare liberamente senza pagarli se non con il proverbiale piatto di lenticchie. Con la connivenza della classe politica e dei media locali.

Conoscendola credo che il compito che la neo sindaca di Lecce si è dato non sarà neanche per un minuto quello di concludere una luminosa e appassionata carriera politica, ma quello di aprire una fase decisiva per il futuro del Sud. Compito ciclopico; una specie di scalata su una parete a strapiombo per recuperare il tempo perso e gli immensi torti che il Sud ha subito e subisce ancora oggi. Recuperare il sistema di banche che il Salento aveva quando era povero e che è stato polverizzato; recuperare l’immenso uliveto che aveva quando era povero e che è stato distrutto dall’incuria; recuperare le migliaia di giovani che aveva quando era povero e che adesso stanno arricchendo i nordici; mentre le multinazionali guardano al Salento e al Sud come luogo “libero” ove possono insediare qualunque cosa con pochi soldi se non con “l’aiuto” dei finanziamenti che daranno a loro dicendo che sono destinati al Sud. Non avremmo una economia locale se non fosse per l’abnegazione di ristoratori e albergatori, contadini ed artigiani, che nonostante la politica, il fisco, la burocrazia, la previdenza, i sindacati, sono riusciti a creare un sistema turistico formidabile e invidiato… tanto che le multinazionali del settore stanno preparando ulteriori sbarchi che creeranno difficoltà ai piccoli operatori locali. Tecnica che abbiamo già visto nel settore del commercio messo alle corde dalla Grande Distribuzione Organizzata.

Qui serve un modello di sviluppo del sud per il sud voluto da chi ama il sud e crede nella sua capacità di rinascere dalle proprie ceneri.

Alcuni giornali locali da qualche tempo stanno sostenendo che il Sud non deve chiedere nulla perché ormai il Sud è come una “calamita mai così conveniente investire e assumere” (il Mattino di Napoli ieri 30 giugno 2024) per cui meglio di così non può essere. Se qualcuno trova che i nostri servizi siano pochi e male messi e quindi la nostra fiscalità è fuori da ogni ragionevolezza se rapportata ai servizi che abbiamo è solo un piagnone! Se qualche altro si accorge che il nostro petrolio prende le vie più diverse senza che a noi rimanga un solo centesimo e presto sarà pure finito è solo un visionario. Se poi ci si dovesse chiedere dove vanno i nostri risparmi che depositiamo dopo tanti sacrifici nella banca on line di cui siamo clienti ti risponderanno che non sono affari suoi. E come se tutto ciò non bastasse quei giornali sono felici di “attrarre” investimenti esteri cioè ospitare qui da noi mega imprese internazionali che vengono a sfruttarci sia come territorio sia come braccia e menti, sia come aiuti pubblici.  Potremmo continuare a lungo con questa litania ma possiamo sintetizzare tutto ciò nella formula breve, poco rappresentativa ma precisa che siamo in una neo colonizzazione prima di tutto culturale nella quale siamo indotti dai media a pensare quello che vogliono i centri economici nazionali e internazionali che contano e che hanno sotto stretto controllo anche i singoli occupanti delle Istituzioni nazionali. Il resto della economia supportata dalle sinistre al potere non è composta da altro che da filiali locali di imprese non meridionali

Resistono i piccoli che non interessano almeno per il momento a nessuno; piccoli che sono il nerbo della nostra identità che attira come una vera calamita i turisti di tutto il mondo; identità che è il nostro punto di forza, la nostra linea del Piave; a loro diciamo; resistere, resistere, resistere. Semplicemente perché i migliori siamo noi.

Canio Trione