La rete Tim non è più italiana

Mentre i media ci assillano di questioni elettorali nazionali ed europee e ci arrovelliamo sul futuro candidato democratico alla Casa Bianca c’è chi firma vendite di pezzi di Italia.

La rete di Tim è passata di mano attraverso una vendita non chiarissima ad un fondo americano. Si tratta di contratti complessi che nessuno (forse neanche i sottoscrittori) può dire di comprenderne completamente il significato; quindi rimandiamo ai giornaloni che si ritengono bene informati il compito di raccontare questa parte dell’evento e registriamo una ulteriore vendita di pezzi della nostra economia che -strano a dirsi- viene osteggiata solo da un francese il quale essendo cointeressato da sempre nella società venditrice che dice di essere italiana così facendo cerca di massimizzare il proprio utile finanziario dalla partecipazione in Tim. La società venditrice, la Tim, di fatto non è completamente italiana da moltissimo tempo dice che si specializzerà in tecnologie nuove e nuovissime (cosa già sentita) mentre la rete diverrà una proprietà di altri, precisamente di americani.

Ma perché si effettua l’operazione? Per fare soldi freschi al fine di abbattere il debito complessivo. Cioè la società veditrice nonostante la propria indiscussa potenza ha accumulato debiti. Dietro i sorrisi entusiasti che i manager esibiscono sistematicamente c’è sempre un collasso talmente grande che non si può neanche far supporre.

Quindi lo scenario è:

– – le questioni della tecnologia rimangono prive di frontiere: se si studiano e producono in Italia non toglie che si utilizzano e vendono in ogni dove e nessuno può tracciarne il percorso; anche le questioni finanziarie non hanno frontiere; è il mondialismo che è fondato e legato alle meraviglie tecnologiche e finanziarie.

– – gli asset (cioè i valori) vengono da un passato nazionale e sono stati accumulati in decenni di lavoro con un preciso riferimento territoriale e identitario e quindi hanno un valore anche monetario “reale”, poi rimangono preda della tecnologia o della finanza e quindi divengono mondialisti e cioè privi di un riferimento territoriale preciso;

– – nonostante noi cittadini paghiamo puntualmente tutto quello che le multinazionali ci chiedono queste non si reggono e devono fare operazioni oscure per continuare a reggersi: cioè hanno sbagliato qualcosa di grosso nel loro modo di governarsi; tutte;

– – il mondo delle multinazionali è retto dalla moltitudine dei piccoli loro clienti ma devono scappare; come il più vile degli scippatori scappa per non essere pizzicato dai vigili urbani così loro si internazionalizzano per scansare i rigori delle regole nazionali.

Morale: è un mondo quello delle multinazionali distaccato dalla realtà che attende di implodere come una bolla di sapone; continuano a credere e a far credere nella forza della tecnologia senza accorgersi che proprio aver creduto in essa le ha portate all’attuale situazione.

Ma si tratta di un fenomeno inevitabile; se ne accorgeranno solo quando andranno a sbattere portando con se tutto quello che da loro trae forza. E sarà un bel botto.

Canio Trione