Svegliamoci

A distanza di una settimana i francesi hanno votato per il loro Parlamento ben due volte e hanno espresso due pareri differenti. La cosa è stata talmente imprevedibile da aver spiazzato tutti.Certo Macron ha fatto una bella figura verso i suoi sostenitori, ma nessuno può dire di aver vinto se non una proverbiale vittoria di Pirro.

Ma noi cosa dobbiamo pensare? Che i francesi hanno sbagliato? La prima o la seconda volta? E se votano nuovamente preferiranno altri ancora? I commentatori che si sono avventurati come sempre in psicoanalisi collettive hanno preso un granchio? Certamente il metodo di voto ha svolto un ruolo non secondario nell’influenzare gli esiti ma questo significa che la volontà dei francesi è stata pilotata? Che valore ha un voto pilotato? E la minoranza che sette giorni prima era maggioranza come la prenderà? E il nostro voto è anch’esso pilotato?

La questione attiene al concetto di democrazia che proprio i francesi sostengono di avere modernizzato e insegnato al resto del mondo; ma non solo. Dietro al voto ci sono temi di enorme sostanza. Siamo ad un bivio tra un modello di sviluppo calato dall’alto e cioè da quelli che capiscono tutto e sempre, mentre esiste anche un altro modello di sviluppo emergente dal basso sostenuto da coloro che agiscono seguendo la loro indole, una specie di vox populi, non tecnocratico che coinvolge milioni di persone. Uno esclude l’altro e quindi questa fase storica decreterà la morte dell’uno o dell’altro.

I potenti sono per la tecnocrazia e per la mondializzazione dell’economia mentre i poveri sono per la valorizzazione dell’esistente e delle identità ingiustamente penalizzate per far posto alle tecnologie. Il primo quello delle multinazionali non esisterebbe senza spremere i piccoli ed indifesi mentre questi ultimi non intendono continuare a farsi spennare ed offendere. Quindi la questione è di vita o di morte ed è una questione che non rimarrà dormiente ancora per molto. Peraltro tutto il mondo è coinvolto in questa diatriba ed è proprio la Francia ad essere una delle centrali del futurismo tecnocratico del ventunesimo secolo.

 

Ma v’è di peggio. La Costituzione francese conferisce un potere decisionale al Presidente che permette alla Francia di proseguire nella linea del Presidente come se niente fosse e quindi a dispetto della volontà popolare. Alla faccia della democrazia e della centralità del voto e del Parlamento che ne sarebbe il frutto. In più, ancora, per ribaltare il responso elettorale si è dovuta fare una alleanza tra partiti che diversamente non si sarebbero alleati avendo progetti differenti e lo hanno fatto al solo fine di battere, quasi fossimo alla corsa dei cavalli, le destre che ai loro occhi non hanno il diritto di governare; sempre alla faccia della democrazia e sempre lasciando gli argomenti e le tesi nei retropensieri. Perché hanno così tanta paura delle destre? Non si sa; ma questi, che in Italia chiamiamo intrighi di Palazzo o inciuci o in altro modo ancora e che mettono nel nulla la volontà popolare, non sono la stessa cosa della perdita di sovranità?

Tanto tempo fa ci si candidava alle elezioni per fare gli interessi degli elettori; quindi si prometteva anche l’impossibile per esprimere questo desiderio di andare incontro agli interessi dell’elettorato; adesso fare gli interessi del proprio elettorato viene disprezzatamente detto “populismo” e “sovranismo” mentre si sostiene che sia cosa buona governare nell’interesse di altri come le multinazionali di questo o quel settore o, ancora peggio, dell’Europa. Coloro che votano per costoro che dichiaratamente non fanno gli interessi del proprio popolo ma delle strutture sovranazionali private o pubbliche potranno poi lamentarsi del peggioramento progressivo delle proprie condizioni?

Anche noi italiani dobbiamo imparare da questo rapido allontanamento dai canoni della democrazia: il tempo è scaduto come il voto francese dimostra. Svegliamoci.

Canio Trione