Minori tra caccia e fucili: il caso fiera EOS
La decisione di permettere l’ingresso ai minori – fino a renderlo gratuito per i più piccoli – alla fiera EOS (European Outdoor Show), descritta come evento dedicato alla caccia, al tiro sportivo, all’outdoor e al turismo venatorio ed enogastronomico e recentemente svoltasi a Parma, non è priva di implicazioni educative. Essa, infatti, espone i bambini a un contesto culturale che può contribuire a rendere l’uso delle armi, anche in ambito venatorio, qualcosa di normale o persino positivo.
Gli studi di psicologia dello sviluppo evidenziano quanto sia fondamentale, nei primi anni di vita, promuovere nei bambini empatia, rispetto e attenzione verso gli esseri viventi. Come osserva il neuroscienziato Giacomo Rizzolatti, scopritore dei neuroni specchio, “comprendere gli altri significa, in un certo senso, rispecchiarli dentro di noi”: un processo che si attiva soprattutto attraverso l’osservazione dei comportamenti e dei contesti sociali. Rappresentare – in modo diretto o indiretto – la caccia come un’attività accettabile o attraente può quindi contribuire a costruire una visione in cui l’uccisione degli animali viene percepita come normale, piacevole o socialmente condivisa. È noto, infatti, che i bambini tendono ad assimilare ciò che vedono approvato dagli adulti. Se un contesto pubblico presenta la caccia come pratica regolamentata e socialmente legittima, è probabile che i più giovani la interpretino come qualcosa di positivo o comunque desiderabile.
La ricerca scientifica mostra inoltre che la desensibilizzazione alla violenza non riguarda solo i rapporti tra esseri umani, ma può estendersi anche alla percezione della sofferenza animale. In linea con quanto affermato dallo psicologo Albert Bandura, secondo cui “gran parte dell’apprendimento umano avviene per osservazione e imitazione”, l’esposizione ripetuta a contesti in cui la violenza viene banalizzata o normalizzata può attenuare la risposta empatica e favorire atteggiamenti di distacco o indifferenza. In questo senso, una fiera delle armi che includa anche la dimensione della caccia può trasmettere implicitamente l’idea che la vita degli animali sia subordinata al divertimento o agli interessi umani.
Naturalmente, non si intende affermare che esista un legame diretto e automatico tra esposizione e comportamenti futuri. Tuttavia, i valori dei bambini si formano anche attraverso esperienze simboliche e culturali. Abituarli fin da piccoli a considerare normali strumenti e pratiche legate all’uccisione degli animali può contribuire a sviluppare una visione in cui la violenza nei loro confronti viene ridimensionata, giustificata o persino resa affascinante.
Nel 2022 la nostra Costituzione è stata modificata con l’inserimento esplicito all’art. 9 di un comma che impegna la Repubblica a tutelare l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi. Inoltre, recita esplicitamente: “La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”. In un momento storico in cui cresce l’attenzione verso la tutela degli animali e l’educazione al rispetto dell’ambiente, appare quantomeno contraddittorio proporre ai più piccoli contesti che rischiano di trasmettere il messaggio opposto: che uccidere animali per svago o tradizione sia qualcosa di ordinario, se non addirittura positivo.
In conclusione, la questione non riguarda soltanto l’esposizione a determinati oggetti o attività, ma il contesto culturale che li accompagna. Permettere ai minori di frequentare ambienti in cui armi e caccia vengono presentate come modelli significa perdere un’importante opportunità educativa: quella di favorire nei giovani una relazione più consapevole, empatica e responsabile nei confronti della vita, sia umana sia animale.
Ciro Troiano
