Non si torturano le farfalle
Preadolescenti e maltrattamento di animali: questo il tema della ricerca “Non si torturano le farfalle” che ho svolto nelle scuole medie e che ha coinvolto 1300 studenti, tra gli 11 e i 14 anni. L’indagine è stata svolta nell’anno scolastico 2024/25 della scuola secondaria di primo grado, in 26 città italiane delle seguenti 16 regioni: Abruzzo, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria, Sardegna, Sicilia, Veneto.
Gli animali amati o temuti? Alla domanda “Hai paura degli animali?”, i Sì sono poco più del 6% mentre i No quasi il 94%. Emerge chiaramente dalla analisi dei dati che il maltrattamento non è generato dalla paura degli animali, la paura se incide sulla genesi degli atti violenti contro gli animali lo fa in modo del tutto residuale.
Il 41,92% del campione ha detto di aver assistito personalmente a un maltrattamento di un animale – il 41,23% dei maschi e il 42,61% delle femmine. Ma quali forme di maltrattamento hanno visto? Tra coloro che hanno dichiarato di aver assistito almeno una volta a forme di maltrattamento di animali il 24,03% ha visto “atti non cruenti” (sberle e percosse “educative” agli animali, strattonare cani, distruzione di nidi senza uccelli ecc.); il 16,69% ha assistito ad “atti potenzialmente cruenti” (lanciare pietre contro animali a sangue caldo senza colpirli, abbandonare animali o detenerli in condizioni di cattività estrema, cani a catena corta o animali ammassati in gabbie ecc.); il 12,11% ha assistito ad “atti cruenti” (uccisione di rane, rospi, lucertole ecc., sevizie ai pesciolini rossi; il taglio della coda alle lucertole ecc.); infine, il 14,12% ha visto “atti particolarmente cruenti” (uccisione o la tortura di un vertebrato a sangue caldo; l’uccisione a scopo alimentare, atti di maltrattamento violento). Altri non hanno specificato cosa hanno visto.
“Vi erano questi ragazzi che hanno preso a bastonate una nutria spaccandole la testa e poi l’hanno presa con un bastone e l’hanno portata a vedere alla gente”, così un 13enne. Tante testimonianze di agiti violenti e crudeli: “Ho visto uccidere il maiale per la carne, ho visto picchiare cani e uccidere galline e poi scannare la pecora”, così un ragazzo di 11 anni; mentre un 13enne dice: “Giù al mio rione ci stanno ragazzi che fanno combattere i pit bull con altri cani”.
Quasi il 30% delle violenze assistite sono state commesse da familiari. L’ambito familiare, quindi, per questi ragazzi ha rappresentato la cornice dei maltrattamenti di animali visti e questo può influire negativamente sul loro sviluppo e generare l’abitudine alla violenza come qualcosa di “normale.
Alla domanda “Hai mai maltrattato un animale?”, ha risposto “No, mai” 69,38% del campione. L’8,07% del campione, invece, ha dichiarato di aver maltrattato volontariamente un animale, il 12,15% dei maschi e il 4% delle femmine. Il 74,28% di coloro che hanno maltrattato animali hanno dichiarato di averlo fatto “Un paio di volte”. “Sì, diverse volte” è la risposta data dal 17,14%. “Sì, lo faccio spesso” ha risposto l’11,39%). Altro dato interessante è che il 68,57% ha anche assistito a maltrattamenti di animali da parte di altre persone.
“E niente, ho schiacciato qualcosina, rane, insetti, lucertole ecc. non so spiegare, mi piace la sensazione che fa” così una ragazzina di 13 anni; ““Ho dato un calcio ad un cane scocciante e fastidioso e ho fatto bene e tutti dovrebbero farlo, Un bel calcio in faccia a un canaccio” ha scritto un 13enne.
Le forme di maltrattamento agite sono varie e a danno di diverse specie: uccidere insetti, tagliare la coda alle lucertole, picchiare cani e gatti, ma anche catturare uccelli e varie violenze organizzate e sistematiche. Il maltrattamento degli animali da parte dei bambini è un fenomeno complesso, che nasce dall’intreccio di fattori personali, cognitivi ed emotivi, oltre che da meccanismi di apprendimento sociale, come l’imitazione.
Ma perché si maltratta? Il principale motivo che origina atti di maltrattamento nei riguardi degli animali agiti dai bambini e dai preadolescenti che emerge dall’indagine è il divertimento. “Per divertimento”, infatti, è stata la risposta del 39,04%. “Perché l’ho visto fare ai miei amici”, invece, è la risposta data dal campione 15,23%. “Per vedere come soffre l’animale” è la risposta del 17,72%, mentre “Per noia, non sapevo cosa fare” è la risposta indicata dall’8,57%. Infine, la risposta “Perché l’ho visto fare in Internet o sui Social” è stata segnata dal 7,61%.
E quali emozioni si provano? “Se hai fatto del male ad un animale cosa hai provato?” a questa domanda il 29,52% ha risposto: “Dopo mi sono sentito in colpa”. “Dopo ero triste pensando a ciò che avevo fatto” è stata la risposta del 19,04%. Ha risposto, invece, “Mi sono divertito” il 17,14%. “Ho provato una sensazione piacevole che non so spiegare”, è la risposta del 15,23%. Il 10,47% ha risposto: “A volte mi sento male, non sempre”, mentre il 4,76% ha risposto: “Mi sono sentito sereno”. Infine, ha risposto “No, non mi sento male per l’animale”, il 3,80%.
I risultati dello studio evidenziano un rapporto complesso e articolato tra i preadolescenti e il mondo animale. Particolarmente rilevante è il ruolo del maltrattamento di animali assistito, soprattutto quando gli atti di violenza sono perpetrati da familiari. Uno degli approcci raccomandati per prevenire l’abuso e la crudeltà sugli animali nei bambini è l’educazione. Insegnare ai bambini a essere più sensibili, compassionevoli e, soprattutto, rispettosi verso gli esseri viventi può contribuire a ridurre ogni tipo di violenza. La prevenzione passa soprattutto dalla presenza attiva degli adulti. Nel complesso, i risultati sottolineano l’importanza di promuovere interventi educativi e preventivi mirati, volti a rafforzare l’empatia, il rispetto per gli animali e la consapevolezza delle conseguenze della violenza.
RICERCA “NON SI TORTURANO LE FARFALLE”: https://static.lav.it/docs/lav-ricerca-non-si-torturano-le-farfalle.pdf
Ciro Troiano
