Un Papa debole?
È difficile trovare nella sortita del Presidente degli Stati Uniti sul comportamento del Papa qualcosa di positivo e utile all’intero Occidente. Mentre il Papa quando parla di pace lo fa quasi ex cathedra e quindi non rappresenta un interesse ma una idea peraltro assoluta e non opinabile (secondo i cristiani di rito romano ma anche di molti altri) il Presidente parla per rappresentare un interesse americano che lui ha interpretato e perseguito nel modo che ha scelto. Il Papa per coerenza con la teologia del perdono come valore fondante del cristianesimo non può non portare come declinazione in politica estera vaticana la pace e il dialogo a tutti i costi. Le due personalità e i due discorsi sono su due livelli non comparabili e non solo per la forma ma anche e principalmente per la sostanza.
A ben vedere questo “incidente” verbale non è e non sarà senza conseguenze molto ampie. La destra oggi al governo in USA ha gettato un enorme discredito su quei partiti di ogni parte del mondo che si sono dichiarati vicini alla opzione bellica o comunque non contrari alle scelte americane. A cominciare dalla sinistra spagnola molte opposizioni alle destre di tutto il mondo gongolano quando il Presidente USA si avventura con minacce e discorsi bellicisti che per loro altro non sono che dei regali elettorali imprevedibili.
Oggi a seguito di questo breve diverbio abbiamo un nuovo involontario leader globale della “filosofia” della pace intesa quanto meno come neutralità. Agli occhi della opinione pubblica mondiale isolare i guerrafondai e convertirli alla filosofia della Pace è una idea che oggi ha nel Papa di Roma una nuova ed autorevolissima guida; tutti i partiti del mondo devono adesso decidere se stare dalla parte dei guerrafondai o del Papa. Anche popolazioni lontane dal messaggio cattolico sono informate del fatto che ormai esistono due concezioni di futuro entrambe di grande forza e dignità: non più destra e sinistra ma due sistemi fondati su due modelli di politica estera differenti, uno sulla ipotesi di guerra e l’altro sul dialogo. Non v’è più la mediazione dei grandi elettori portatori di interessi e manovratori di cifre faraoniche o tecnologie fantascientifiche; niente di tutto questo: si è formato un rapporto diretto tra un capo di una filosofia e la gente comune e, dall’altra parte, il capo di un’altra filosofia e la sua gente.
Dire che la pace è un obbligo per tutti e per sempre da parte del Papa significa che la guerra come i sacrifici umani agli Dei di altre epoche… è cosa superata dalla avvenuta conquista di una cultura e civiltà più avanzate. Le destre di tutto il mondo sono avvisate: Patria e Dio stanno dalla parte della pace; se poi c’è qualcuno che, quasi novello antropofago, coltiva ancora il culto della violenza è affar suo, ed è avviato alla autodistruzione nel prossimo conflitto armato.
Naturalmente riuscire a discernere in politica il passato dal futuro non è mai cosa semplice, specie per le destre fortemente radicate nel passato; ma essere conservatori non significa lasciare tutto com’è ma anche imparare dal passato stesso. La identità è tutt’uno con la cultura di ognuno di noi e non è cosa fissa ma una continua ricerca di sé stessi. La Chiesa quando perse manu militari il potere temporale ebbe la saggezza di non opporre resistenza anche perché non aveva i mezzi necessari (si dirà poi per opera dello Spirito Santo) e quindi secondo i criteri del passato era finita. I liberali di allora come quelli di oggi esultavano e razziarono tutto quello che potevano ma la Chiesa non solo non è morta ma è divenuta mille volte più potente (se questo è il parametro nuovo necessario a misurare il successo del suo essere) di quanto lo sarebbe stata con un esercito.
Ma v’è di più: anche se i media stanno cercando di ridurre la portata della diatriba ad una boutade dell’odiato (da molti di loro) Trump in realtà per mettere in luce le esagerazioni del Presidente hanno sottolineato il ruolo sostanziale della Chiesa nella elaborazione del nuovo diritto che altro non è e non può essere che un allargamento del diritto naturale; anch’esso sempre uguale ma in perenne divenire.
Domanda: il nostro Presidente del Consiglio da che parte sta? Pensiamo che la Presidente Meloni sappia che gli italiani per quanto spesso si dichiarino agnostici o cose simili, stanno con il Papa e probabilmente vorrebbero che assieme a loro anche il governo si schieri apertamente dalla stessa parte; sarebbe ben strano per un partito come Fratelli d’Italia non condividere la posizione del Papa… che si fa? Cosa si attende? Sarebbe ugualmente strano che il governo andasse per una strada diversa da quella del suo elettorato. Specie in vista della prossima tornata elettorale. Non solo: anche la linea della governance europea dovrà prendere posizione in questo storico confronto tra la sedicente maggior potenza planetaria che manda gente sulla luna contro il pronunciamento del maggior giacimento culturale possibile.
Effettuare una analisi delle posizioni dei grandi elettori e degli alleati delle varie parti è assolutamente solo un diversivo in quanto la partita si giocherà sul futuro: non è detto che i toni si smorzino o che il Santo Padre parli un po’ meno di Pace. Né è da attendersi che la gente dimentichi quanto sta accadendo: ogni fotogramma di bombardamenti diffuso dai social ribadirà immancabilmente la cruda realtà ponendo la questione: tu cittadino da che parte stai? Non solo Trump ma l’intera “filiera” bellica già assediata da un complesso di colpa non ignorabile si interrogherà sul da farsi. Il Papa ha vinto senza sparare un colpo. Non è la prima volta e, crediamo, non sarà l’ultima.
E per fortuna era un Papa debole.
