I pini non uccidono le persone, gli Zombie sì

La vegetazione non è offensiva. Anzi, ci dà la vita attraverso la conversione dell’anidride carbonica (Co2) in Ossigeno (O).

Però, negli ultimi tempi, assistiamo sempre più a notizie, le cui cause non sono meglio spiegate nei telegiornali, di alberi enormi, talvolta secolari, che precipitano al suolo con effetti talvolta funesti, come è accaduto recentemente e troppo spesso in Puglia e come sarebbe potuto capitare in decine di altri casi, dove gli alberi caduti non hanno travolto le persone, solo per una fortuita coincidenza.

Non possiamo rimetterci sempre alla buona sorte. Bisogna programmare le ispezioni arboree e prevedere i loro possibili cedimenti strutturali improvvisi, prima che avvengano.

Che non si ecceda, però, in modo opposto! Estirpare gli alberi salvabili, solo per cautelare gli Uffici tecnici dei Comuni dalle conseguenze di possibili disastri, arrecherebbe altre rovine ambientali più insidiose che risulterebbero dannose, nel medio-lungo termine, come avviene nel disboscamento sistematico ‘tranchant’ perpetrato in diverse città italiane, laddove il tasso di verde pubblico pro-capite è troppo basso (sulla scorta delle indicazioni statali ed europee) ed è sempre più minacciato al ribasso, ben oltre la soglia minima di tolleranza.

Sarebbe troppo facile e deleterio eliminare tanti alberi, affinché nessuno di essi possa cadere!

 

Sarebbe come far credere paradossalmente che si incrementi la sicurezza veicolare sulle strade riducendo radicalmente e indiscriminatamente il limite di velocità. Sarebbe, tanto per fare un esempio paradossale, come imporre un limite di velocità ridicolo, quale sarebbe quello dei 50 km/h sulla Statale 16, ritenendolo verosimile, perseguibile e adeguato alla tipologia dell’arteria.

Ops! Devo aver fatto un esempio non calzante: pare che tale eccedenza sia stata effettivamente compiuta e che, risultando praticamente improponibile rispettare il limite di velocità, chi lo assecondava prima, quando era già basso e fissato a 90 km/h, vista l’impossibilità di essere ligio su questa limitazione ulteriore e improba, abbia proprio rinunciato a percorrere la strada o si sia sentito autorizzato a marciare a qualunque velocità ritenesse soggettivamente sicura, senza badare ai cartelli stradali!

Noi doverosamente dobbiamo incoraggiare tutti i lettori al rispetto di qualunque disposizione in vigore, pur se fosse ritenuta caricaturale o potenzialmente controproducente.

 

La macchia vegetale, soprattutto nelle metropoli, è vitale per la sopravvivenza della popolazione umana, perché riduce sensibilmente l’eccessivo calore estivo e perché produce aria respirabile. Le statistiche europee individuano valori di sicurezza fortemente disattesi in Italia e soprattutto al Sud.

La città di Bari, poi, è un fanalino di coda nel rispetto dei valori minimi di questo requisito, nonostante il Comune pare sia interessato al benessere dei cittadini avendo istituito l’Assessorato al Welfare (Benessere) il quale, pur se indicato dalla denominazione anglosassone, costa dei quattrini proprio ai cittadini baresi (non a quelli britannici).

 

La caduta di un albero può essere causata da un evento meteorologico estremo, come un fulmine, oppure da una malattia o dalla cattiva manutenzione, specialmente nei contesti urbani.

I tanto amati pini domestici o marittimi, per esempio, sono cagionevoli di danni all’apparato radicale causati da terreni inidonei, nei quali vengono trapiantati, oppure da super-affollamento vegetativo – che depaupera le risorse nutrienti, contese dalle altre forme vegetali nel loro ambito prossimale – oppure da potature inadeguate o eccessive o intempestive che ne compromettono lo sviluppo.

Capitozzare questi monumenti vegetali, ovvero decapitarli e ridurre energicamente la loro massa fogliare, eliminando rami portanti, genera un insulto alla vita della pianta il cui equilibrio: ‘radici-fogliame’ è alla base della sintesi clorofilliana: il metabolismo vegetale che fornisce loro energia.

Con una chioma decimata, l’albero dovrà spendere tutte le sue forze per recuperare prima possibile il maltolto, per sopravvivere, trascurando l’apparato radicale.

Ecco perché, una forma intelligente come quella vegetale in Natura, conscia della minaccia potenziale futura, resa dall’aspettativa fatta sulla sfrondatura trascorsa, ‘esploderà’ con un apparato fogliare esagerato che compenserà le potature previste.

Si assisterà ad alberi apparentemente rigogliosi, nella parte visibile, ma rinsecchiti nelle radici, le quali non si vedono e perciò saranno inevitabilmente trascurate.

Questi alberi sono degli autentici ‘zombie’: morti viventi che alla prima occasione uccidono inevitabilmente e malauguratamente qualche passante.

 

Così è finito il pino all’ingresso della ‘Villa Patrizia’, con ingresso da via Mitolo a Bari, il cui condominio è tristemente famoso per la Movida di Poggiofranco che funesta i circa 750 residenti che convivono notti insonni con gli avventori rumorosi della Cornetteria Fittipaldi.

I dolci cornuti (intendo i prodotti di pasticceria, non i maleducati che schiamazzano a tarda ora nella notte) attirano frotte di urlatori che decidono di trascinare i malcapitati abitanti del complesso residenziale nella loro cupa insonnia. Questi ultimi non chiamano neanche più le forze di polizia, ormai acquiescenti all’andazzo in cui è capitata una parte della città che dovrebbe interessare il Sindaco Leccese nonostante egli menzioni solo il quartiere umbertino per la notevole rumorosità e molestia notturna, causata da eccesso di decibel.

Dalla foto di copertina si capisce chiaramente che quell’albero, all’ingresso del suddetto complesso residenziale, era destinato a cadere alla prima folata di vento forte, come è successo a causa del peso di diverse tonnellate e di un apparato radicale minuscolo, praticamente assente, insufficiente a garantire la stabilità della pianta.

E se quell’albero fosse capitato fortuitamente (sfortunatamente) sulla testa di uno delle migliaia di turisti notturni che ogni notte imperversano nell’area pertinenziale del complesso e che transitano inevitabilmente proprio dall’unico viale d’ingresso dove è crollato violentemente l’arbusto mostrato in epigrafe?

Se fosse caduto alle due di notte di un sabato – dove si forma una coda interminabile di auto, marciante a passo d’uomo, in uscita dal comprensorio – sulle auto di giovani esaltati e satolli di zuccheri, che altra tragedia avremmo dovuto contare?

Ci sarebbe stata la solita trafila di responsabilità disattese, individuate postume (quindi tardive e ipocrite), che avrebbero ‘scavato’ nelle competenze dell’ufficio tecnico del Comune di Bari o delle amministrazioni del condominio in parola.

 

È andata bene, anche questa volta solo per caso, con quei pini caduti in via Giovanni Modugno, sempre nel quartiere Poggiofranco di Bari. Ha fatto le spese tutta una cancellata, per molti metri e, solo per caso, non sono state travolte e uccise delle persone.

Assessori e Sindaco di Bari, mi corre l’obbligo di ricordarvi che: “Prevenire è meglio che curare”, perché anche ciò che succede nei condomìni privati, a uso pubblico ed esposti sulla pubblica strada, investe la salute di tutti i cittadini baresi, di cui il Sindaco è responsabile.

 

Gli eventi catastrofici, capitati l’inverno scorso nella nostra penisola, fino alla primavera 2026, sicuramente non sono stati causati da carenza irrigua, data l’intensa piovosità registrata.

Al limite, proprio l’eccesso di pioggia ha contribuito a liquefare il terreno, alla base degli alberi, riducendone la consistenza e consentendo la fuoriuscita delle radici e il conseguente sradicamento realizzato dall’esercizio della leva ventosa sul loro apparato fogliare. Era tutto prevedibile!

Non sarebbe successo, però, se il loro apparato radicale fosse stato integro e non fosse tanto avvizzito.

Nel Sud Italia, ad inizio aprile 2026, si sono scatenate tali forze tensive, provenienti da potenti raffiche di vento, che hanno sradicato i pini più instabili.

 

La cattiva manutenzione, o gestione che si voglia dire, ammazza i pini e, di conseguenza, le persone che passano sotto di loro.

Ridurne indiscriminatamente la chioma significa impedire alla pianta di sviluppare le radici.

Se si riduce di molto lo spazio, in cui l’albero alloggia l’apparato radicale, si determinano le condizioni in cui, appena una forza meteorologica o infettiva sarà maggiore di quella che gli conferisce stabilità, esso crollerà irrimediabilmente. Spesso, con conseguenze fatali!

Per fortuna, quando ci sono le condizioni climatiche che determinano i crolli diminuisce drasticamente il traffico pedonale, abbassando l’incidenza degli infortuni.

Il vento non soltanto li butta giù: smaschera anche la cattiva manutenzione e le mancanze di chi dovrebbe amministrarla.

Gli alberi non uccidono, però ‘parlano’: danno avvisaglie, attraverso l’ingiallimento delle foglie e l’inclinazione improvvisa del fusto, che dovrebbero allarmare le amministrazioni, qualora fossero attente a coglierne i segnali per metterli in sicurezza.

Interventi benefici possono essere: l’alleggerimento del fogliame, nella stagione adatta, con continui, delicati interventi di potatura di piccoli rami, al fine di consentire l’ingresso della luce all’interno della pianta; la tutela dell’habitat dell’apparato radicale, da non compromettere con l’impermeabilizzazione del manto stradale fino al fusto; il controllo continuo dello stato di salute e quant’altro saprebbero disporre dei bravi agronomi, se fossero impiegati al posto di ‘affettatori professionisti di alberi’.

Oltre agli arbusti, talvolta parlano anche le associazioni, sempre meno ascoltate da amministrazioni autoreferenziali che vanno per la loro strada con l’arroganza di “chi sa tutto” e poi si rivela non aver saputo prevenire.

 

La pericolosità del pino che il 13 aprile 2026 si è schiantato sul selciato – travolgendo mortalmente la dodicenne Alicia Amoruso a Bisceglie, nella provincia BAT – era già stata segnalata dall’associazione Spazio Civico soltanto tre mesi prima dell’evento nefasto. Prima su Facebook, poi con un appello sulle pagine dei giornali, ne era stato evidenziato il rischio, trascurato da chi di competenza causando la perdita della vita della bambina.

La Procura sta indagando su cinque persone, appartenenti alla Ripartizione programmi e infrastrutture di quel Comune, per concorso in omicidio colposo.