Rhyncoti
Se lo scongiuro del pericolo del lupo, quando si esclama: “In bocca al lupo”, si esprime con l’augurio scaramantico di finirci nelle fauci (e quindi presuma l’antifrasi di passarci indenne), quale stipsi si vorrebbe esorcizzare con l’evocazione dell’auspicio volgare “in culo alla balena”, anticamente invalso nelle comunità marinare?
In detti settori marittimi, la posizione del pescatore retrostante, rispetto al cetaceo affrontato, consentiva di premunirsi da possibili scarti nefasti della preda. Era un’accezione apotropaica di benevolenza e di sicurezza.
L’augurio rientra nelle forme verbali di sodalizio colloquiale che queste locuzioni solitamente consolidano tra i componenti di una comunità, assurte al rango di felice premonizione.
Lo scopo sotteso è quello di formare metaforicamente una catena sociale che leghi le persone attraverso l’aggancio semantico delle due parti dialettiche che costituiscono la perifrasi gergale articolata.
“Crepi”, si suole rispondere goliardicamente all’invocazione sul lupo dimenticando che, in greco antico, si augurava invece: “Émbaine álúpon (odón)”, traslitterazione di “εμβαίνε τήν άλυπον οδόν”, che significa letteralmente “Imbocca una strada non dolorosa/non pericolosa (alupon)”.
Nel tempo, l’assonanza fonetica trasformò la frase in quella più conosciuta, oggi, riferita al povero Canis lupus, braccato pure con le parole!
In quell’epoca, si rispondeva scaramanticamente: “Chrê”, che significa: “Così è giusto/Così sia”, stravolto in tempi moderni nella formula propiziatoria che vorrebbe resa inoffensiva la bestia evocata nell’assist della prima parte.
Sono modi colloquiali atti a concatenare reciprocamente l’unione amicale, celebrata da riti verbali di condivisione e di affiatamento.
Per un vezzo di pseudo-modernità, le generazioni degli attuali adolescenti ‘da strada’ compiono analoghi riti coreografici di condivisione tribale, come quello di scambiarsi l’accostamento del pugno compiendo diverse piroette del polso per dimostrare la reciproca appartenenza al gruppo, attraverso la comune conoscenza di quella ‘danza’.
Non ci siamo evoluti molto dai popoli di tremila anni fa, i quali saltellavano attorno al fuoco e accoglievano l’ospite gradito con studiati salamelecchi di circostanza.
Possiamo osservare un comportamento molto simile negli insetti Rhyncoti, i quali sviluppano la loro socialità muovendosi in una formazione che dondola come in una danza sincronizzata.
Senza scomodare l’entomologia, pare che gli esseri umani imitino, sempre di più, il comportamento degli Emitteri.
Il nome della specie dell’artropode deriva dal termine greco “Rhyncos”, per la particolare conformazione dell’apparato buccale, che contiene un rostro per suggere la linfa, mentre ha assunto ben altro significato, di diversa derivazione etimologica, ove sia riferito a persone appartenenti, purtroppo, alla nostra specie!
Quelli che, diciamo, si presentano meno attrezzati cerebralmente: i rynco… appunto.
