Empori a cielo aperto

I cassonetti dei vestiti dismessi sono assaltati sistematicamente da senzatetto e ROM, i quali si riforniscono da quegli “Empori pubblici” !

Tutta questa organizzazione è sbagliata: le amministrazioni miopi dovrebbero capire che ciò che serve è istituire un centro di raccolta coordinato dalle persone, invece che da anonimi, inerti cassonetti alla strada.

Da parte degli apparati politici preposti manca l’intelligenza sociale nel comprendere i fenomeni umani e nel governarli secondo una semplice naturalità, individuando diverse possibili destinazioni, che non siano soltanto le discariche (a pagamento)! Esistono anche le forme di povertà di cui ci si vuole dimenticare.

Abbiamo tantissimi disoccupati che potrebbero provvedervi se le amministrazioni dei Comuni fossero sensibili al problema e non meramente interessate a espletare la gestione burocratica dei rifiuti: “raccogliere e smaltire”.

Gli altri cassonetti (differenziate e indifferenziata) straripano anche, ma non solo, per la trascuratezza di cittadini che conferiscono imballaggi non ridotti ai minimi termini.

Certe persone non considerano che quel cassonetto non è destinato unicamente al loro bisogno di disfarsi di un singolo oggetto. Con un solo cartone, gettato ancora montato, se ne occupa una gran parte inutilmente, rendendolo pressoché inutilizzabile!

Per adempiere con un minimo senso civico, bisogna smontare e ripiegare preventivamente la scatola su sé stessa per ridurne il volume, consentendo agli altri cittadini di usare la capienza residua del bidone, che non va sprecata.

Anche questi altri cassonetti sono spesso saccheggiati e vandalizzati da popolazioni al limite della civiltà, per trarne sostentamento, a scapito della pulizia delle strade e dell’integrità dei bidoni stessi.

Si aggiunge la trascuratezza di alcune aziende municipalizzate, mal governate dalle amministrazioni comunali, spesso, per biechi interessi di peculato che, in alcuni luoghi e in alcuni periodi, riducono il numero dei cassonetti disponibili e il numero dei prelievi rispetto alle esigenze della cittadinanza.

A ciò, si aggiungono gli ostacoli incontrati per il ritiro degli oggetti ingombranti, altro capitolo negativo del servizio.

Quando si prenota telefonicamente il ritiro alla strada, spesso ci si sente rispondere:

“Lasciate 2 o, al massimo, 3 pacchi se sono piccoli, tra 1 o 2 settimane”. Questo differimento genera molto spesso disagio e abbandoni inconsulti.

Non è così che si invoglia la cittadinanza a mantenere la città pulita!

Unica perla, in questo marasma, sono le stazioni ecologiche dei rifiuti elettronici RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) che in diverse città italiane (non tutte) vengono dislocate in più punti nevralgici della metropoli.

In alcune città sono ubicate in numero quasi sufficiente, il personale è ben informato ed anche gentile, che non è un aspetto secondario nella condivisione delle risorse comuni.

Il cittadino, in pochi minuti, viene messo nelle condizioni di compiere un atto di urbanità utile alla collettività.

La nettezza urbana dovrebbe essere facilitata e non ostacolata nella dismissione dei rifiuti, in modo da evitare il deposito selvaggio da parte di chi non ha potuto, saputo o voluto farlo diversamente.

Talvolta, la gente non sente essere accolte le proprie esigenze e la conseguente richiesta di soluzione, da parte delle istituzioni. Il caso dei rifiuti urbani è eclatante, in questo senso.

La civiltà va sollecitata, non osteggiata con una burocrazia indolente.