Punto primo: arricchire il pagatore di tasse

Per il Ministro Giorgetti servono più soldi: più tasse o più debiti. Il vigile urbano, il giudice, il generale dell’esercito, il sindaco, il ministro, il Presidente di Regione, il professore di scuola, in sintesi: ogni dipendente pubblico, quando legge il cedolino della sua paga vede che il suo stipendio lordo è di X ma è decurtato di Y e quindi il netto che incassa è molto minore dello stipendio teorico e quindi si convince di essere uno che è costretto a pagare le tasse. Così, con una faccia di marmo, si presenta in società, alla televisione o in ufficio con la coscienza tranquilla di chi ha assolto ai suoi doveri.

Ma in quel cedolino -per non ingenerare false convinzioni- avrebbero dovuto scrivere a grandi lettere in fondo alla pagina quello che tutti sanno e cioè che sia il suo stipendio netto, sia le sue tasse sono state pagate dai contribuenti cioè da quei pagatori di tasse che sono i veri obbligati a pagare le tasse, le loro come anche quelle dei dipendenti pubblici. Quindi i dipendenti pubblici per definizione sono dei percettori di tasse e non certo dei pagatori. Corollario ovvio sarebbe che il ruolo dello stato e dei dipendenti pubblici sarebbe quello di rendere sempre più facile il lavoro dei pagatori di tasse perché possano farlo più agevolmente!! cioè non si dice che si debbono arricchire i pagatori perché i percettori, i dipendenti pubblici, possano aspirare a continuare a percepire stipendi netti, sempre più sicuri e lauti, -magari facendo carriera- mentre le loro tasse vengono e saranno versate all’erario da altri.

A ben guardare anche le tasse dei Presidenti delle grandi Corporation dell’energia e delle banche vengono pagate dagli stessi pagatori di tasse. Quando arriva la bolletta della luce o del gas o del telefono non possiamo non sapere che in quello che paghiamo c’è sicuramente anche il costo lordo (e quindi inclusivo delle sue tasse) dello stipendio del Presidente di quella società. Non solo, tutti gli stipendi lordi pagati da quelle società saranno pagati dai clienti/utenti.

In verità tra questi ultimi vi sono anche clienti forti che a loro volta traslano questi costi su altri; chi sono questi ultimi “altri”? Di nuovo: sempre noi gli stessi pagatori di tasse delineati prima semplicemente perché non possiamo trasferire su altri tali nostri costi.

Quando c’era la Democrazia Cristiana, non v’erano come adesso grandi economisti ma si ricorreva al buon senso antico. Era vero, come adesso o forse un po’ meno, che il cittadino pagava le tasse mentre il dipendente pubblico no, ma il livello dei prezzi e il cambio della lira poteva variare e lo faceva riducendosi; premiando così il produttore di cose e servizi che in questa maniera poteva assolvere al suo dovere fiscale, pur gravoso, mentre il dipendente pubblico vedeva aumentare i prezzi e quindi decurtare il suo salario reale; che era come è la ovvia conseguenza della inefficienza se non dannosità dell’insieme della Pubblica Amministrazione. Poi quel dipendente pubblico faceva i salti mortali per rifornirsi da produttori vicini e quindi più a buon mercato… ma il sistema si reggeva, precariamente, ma si reggeva. Poi la seconda Repubblica controllata dalle grandi imprese entrerà nell’euro rafforzando il potere di acquisto dei dipendenti pubblici e quindi rendendo il gettito fiscale sempre più basso. Dove si va a finire? Al collasso se non si esce dall’euro in una qualche maniera. Non esiste nessuna altra ipotesi possibili.

Oggi dobbiamo sentire dal Ministro dell’Economia che i loro conti non sono esatti e che nonostante il maggior incasso conseguente all’aumento del prezzo dei carburanti, nonostante un sistema fiscale ampiamente fuori dalla legalità costituzionale, nonostante lo stato si sia appropriato di importanti società in ogni settore quasi a ricostituire l’IRI, nonostante il maggior afflusso di danari connesso al PNRR, nonostante lo scippo di intere banche che presto saranno vendute generando ulteriori incassi… cioè nonostante tutto, siamo di nuovo a chiedere soldi alla gente… c’è qualcosa che non va. Con questo sistema non ce ne usciamo.

Si dirà che è stata colpa delle guerre, del petrolio, che si sarebbe dovuto comperare petrolio dalla Russia per ridurre il costo della vita, o che gli Stati Uniti hanno sbagliato… tutte cose vere ma che nascondono la causa principale: lo strabismo degli euroentusiasti.

L’ignoranza è cosa brutta specie se ispira chi deve prendere decisioni.

Ma se i pagatori di tasse devono pagare di più e non di meno come si può fare a renderli ricchi o, almeno un po’ più ricchi di adesso con carico fiscale costante? Si deve cominciare a liberarli proprio dall’asfissia fiscale, previdenziale, burocratica in genere cioè dalla camicia di forza dello stato. Si deve ricordare l’articolo 1 della costituzione che sancisce un principio di sempre e per sempre e cioè la sacralità del lavoro; in nessun caso si può impedire di lavorare e tanto meno è legittimo multare sia i lavoratori dipendenti che quelli autonomi che loro datori di lavoro; mentre nelle zone ormai compromesse da eccesso di attività economiche un qualche temperamento di questo principio può essere ammesso; invece nelle aree più povere e prive di servizi pubblici decenti e moderni questo principio -che è generale- va rispettato e gli enti pubblici devono collaborare alla creazione di ricchezza … mai fermarla, condizionarla, appesantirla. Il lavorare è sacro.

Sarebbe una semplice riscoperta e rilettura di un principio generale e conosciuto in ogni parte del mondo ma sarebbe una rivoluzione che oggi appare utopistica visto lo strapotere di certe mentalità ormai superate che sono ben radicate nella sinistra ma anche in molta destra.

Ma non v’è altra ipotesi praticabile.

Canio Trione