Vittorio Messori e “La Chiesa di Francesco”
Vittorio Messori, giornalista e scrittore di fama internazionale, scomparso lo scorso aprile, nel suo libro dedicato alla Chiesa di Francesco descrive un’istituzione scossa da scandali e attraversata da una profonda crisi, ma ancora ricca di energia: una Chiesa sofferente, sì, ma viva, determinata a proseguire il proprio cammino nel tempo.
È questa l’eredità raccolta da Jorge Mario Bergoglio, eletto al soglio pontificio con il nome di papa Francesco. Al momento della sua elezione, si trova di fronte a una realtà complessa: il calo delle vocazioni religiose, una società sempre più secolarizzata e un contesto segnato da molteplici protagonismi e rivalità.
L’Europa continua a rappresentare il centro strategico e culturale del cattolicesimo, ma è anche il luogo in cui la crisi si manifesta con maggiore evidenza, soprattutto nel drastico calo delle vocazioni sacerdotali. Bergoglio, figlio di immigrati relativamente recenti provenienti dall’Astigiano, cresce in un ambiente familiare in cui si parlava e si viveva secondo le tradizioni piemontesi. Ha completato parte dei suoi studi in Germania e parla un buon italiano, anche grazie agli incarichi ricoperti in diverse congregazioni e commissioni vaticane.
In Argentina, la popolazione è composta in gran parte da discendenti di immigrati spagnoli e italiani, che hanno conservato nel tempo le proprie forme di devozione e il culto dei santi.
Messori era convinto che proprio Bergoglio, allora arcivescovo di Buenos Aires, sarebbe stato eletto papa: il primo gesuita a salire al soglio di Pietro. Una scelta che appariva anche strategicamente significativa, alla luce della consistente perdita di fedeli in America Latina. Tuttavia, per la Chiesa non erano urgenti soltanto le sfide oltreoceano, ma anche la necessità di un profondo riordino interno della Curia. Serviva, dunque, una figura capace di affrontare con decisione e competenza le delicate dinamiche vaticane.
Paola Copertino
