L’attualità di Messe
Giovanni Messe (Mesagne 1883 – Roma 1968), generale e uomo politico italiano, a cinquantotto anni dalla sua scomparsa, è tuttora presente nel dibattito storiografico contemporaneo. Infatti, nel 2024, il professor Marco Mondini, docente di Storia dei conflitti e Storia contemporanea, presso l’Università di Padova, ha pubblicato il saggio “Il ritorno della guerra. Combattere, uccidere e morire in Italia 1861 – 2023”, per i tipi de “il Mulino”, in cui si parla anche dell’ultimo Maresciallo d’Italia.
Prima di sfogliare le pagine del volume è opportuno richiamare brevi cenni biografici sul personaggio partendo da alcuni dei tanti prestigiosi incarichi da lui ricoperti. Giovanni Messe rivestì l’oneroso compito di ultimo Governatore della Libia, dal febbraio al maggio del 1943, e quello di Capo di Stato maggiore generale delle Forze Armate, durante la guerra di Liberazione del 1943 – 1945.
Avviatosi nella carriera delle armi come soldato diverrà Maresciallo d’Italia, grado apicale per gli ufficiali fino al 1947. Egli è stato protagonista delle principali campagne militari portate avanti dall’Italia nel Novecento, iniziando con l’invio in Cina, subito dopo la rivolta dei boxers, nel 1903, per poi passare dalla guerra di Libia del 1911 alla Grande Guerra, dalle guerre coloniali fino al Secondo conflitto mondiale. In quest’ultimo evento bellico, il Maresciallo fu al centro di avvenimenti della massima importanza: ebbe il comando del corpo di spedizione italiano in Russia prima e della Campagna di Tunisia, successivamente, nel 1943.
Le sue azioni riscossero ampi consensi e, anche nelle avversità per le armi italiane, il prestigio di Messe rimase inalterato, specie dopo che in Africa settentrionale aveva sostituito, nel comando delle truppe italo-tedesche, il Maresciallo Erwin Rommel. Arresosi agli Alleati, anche i nemici riconobbero al Comandante italiano le sue qualità militari, tanto da liberarlo dalla prigionia, subito dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, e spingerlo alla ripresa dell’attività di servizio, a Brindisi, capitale del Regno del Sud.
Voluto dagli inglesi a capo del nuovo esercito italiano nella fase della cobelligeranza con gli Alleati, Messe si vide invece assegnare da Pietro Badoglio, presidente del Consiglio dei ministri, l’onorifico titolo di Ispettore generale dell’esercito. Allora, fu il Sovrano in persona, Vittorio Emanuele III, ad affidargli la carica di Capo di Stato maggiore generale, dal novembre 1943 alla fine della guerra, nel maggio 1945.
Nel periodo post-bellico, fino al 1950, il Maresciallo svolgerà un ruolo di primo piano nell’organizzazione di movimenti politici che si rivolgevano ai reduci e agli ex combattenti. E successivamente, al pari di molti altri importanti esponenti delle Forze Armate, troverà la sua collocazione politica in quel vasto e indefinito settore collocato a destra della Democrazia Cristiana. Raggiunse ben tre mandati parlamentari, per poi concludere la sua lunga e intensa attività politica nel Partito Liberale Italiano.
Secondo Marco Mondini, Messe era “uno dei pochi generali affidabili e stimati del Regio Esercito” che ricette l’incarico, da Mussolini, di assumere il comando dei resti delle truppe italo-tedesche trincerate in Tunisia, nel 1943. L’alto ufficiale sapeva di andare “verso un disastro annunciato: un suicidio collettivo e consapevole, disciplinarmente accettato, da lui e da tutti i suoi uomini (pag. 170)”, come lui stesso scriverà nelle lettere alla moglie.
Sempre nello stesso saggio, Messe è definito: “quello che era senza dubbio uno dei generali più preparati, più rispettati e meno ideologizzati del paese (e che di lì a poco sarebbe stato rimesso a capo dei resti delle Forze armate italiane dagli alleati)”. Mondini liquida, si spera una volta per sempre, la questione del rapporto tra il Generale mesagnese e il fascismo narrando che quando, nel maggio 1943, essendo prigioniero in Inghilterra, gli venne chiesto come mai l’esercito italiano avesse dato retta al fascismo e avesse imboccato la via del disastro, “si limitò a rispondere che un soldato non era un politico e che se il suo re aveva accettato il fascismo anche lui era fascista (pag. 197)”.
A scanso di equivoci bisogna precisare che Marco Mondini conduce, nel suo volume, un’analisi scientifica, scevra da eventuali simpatie per la classe politica liberale, il regime fascista, la monarchia, il comandante del Regio esercito e della Marina, da Custoza e Lissa, alla Guerra di Liberazione, anzi evidenzia, in alcuni casi specifici, gravi limiti nei politici e “arroganza, faciloneria e ambizione (pag. 71)” nei generali.
Questa è l’ennesima tessera per comporre la variegata vita dell’ultimo Maresciallo d’Italia, gli studi sono facilitati dal fatto che il carteggio personale e molti cimeli sono custoditi presso l’Archivio dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito a Roma, in viale Lepanto. Invece, il busto bronzeo, dopo decenni di dibattiti, sulla collocazione è finalmente giunto da Mesagne (Br) a Roma, nella Citta militare della Cecchignola, nell’omonimo Palazzo Messe.
L’interessantissimo volume del professor Mondini va apprezzato non solo per il contributo sul generale pugliese e il giudizio storiografico che ne consegue, ma soprattutto perché avvia una riflessione sui conflitti contemporanei e su come sia cambiata la percezione degli stati rispetto al metodo di risoluzione delle controversie internazionali. L’autore introduce il concetto della fine della cosiddetta società europea post-eroica, cioè “il sogno di un paradiso liberaldemocratico fondato sulla ricerca del benessere individuale in cui la difesa comune è stata sottratta agli obblighi dei cittadini, gli eserciti limitati alla prestazione di pochi professionisti e l’idea della guerra confinata in un passato di barbarie (pag. 10)”. Invece, l’attacco della Russia all’Ucraina ha riportato nuovamente la guerra nel cuore del Vecchio Continente.
La pregevole opera, di 408 pagine, presenta una bibliografia di grande valore, l’autore attinge alla letteratura internazionale, alla memorialistica, ai saggi storici, agli archivi pubblici, militari e privati, alle riviste scientifiche, alla stampa specializzata e a quella generalista, non ultimo cita film e programmi televisivi a sostegno degli argomenti trattati.
Il saggio di Marco Mondini non può essere ignorato da coloro che devono governare la cosa pubblica, la politica estera, le sorti militari del Paese, analisti di settore, storici, giornalisti e semplici cittadini consci, purtroppo, che “la storia è tornata e ha riportato la guerra”, come stigmatizza l’autore nella quarta di copertina.
Vincenzo Legrottaglie
Fotografie
1. Il generale Giovanni Messe sul fronte russo, foto gentilmente concessa dal professor Giuseppe Messe (erede);
2. L’onorevole Giovanni Messe intento nella lettura, foto gentilmente concessa dal professor Giuseppe Messe (erede).
