L’inflazione risorge sempre
Le grandi corporation dell’energia impongono una imposta patrimoniale.
Una tassa patrimoniale è un modo per togliere (utilizzando un metodo legale cioè una legge fiscale) parti della proprietà privata per trasferirla ai noti percettori di tasse privilegiati appunto dalla politica. È una di quelle leggi ingiuste per definizione. In Italia ve ne sono tante.
L’inflazione è anch’essa una specie di tassa patrimoniale che si abbatte sui detentori di liquidità (nel senso più ampio possibile) e percettori di stipendi per trasferirla ai produttori di beni e servizi rincarati per indurli ad aumentare le produzioni e calmierare così la stessa inflazione che si lamenta. Quindi una patrimoniale che potremmo definire addirittura quasi “giusta” e opportuna in quanto premia e quindi incita a fare di più e meglio chi produce e lavora al contrario di quella stabilita per legge che è a favore dei percettori di tasse che storicamente si sono dimostrati quanto meno inefficienti. Oggi, grazie alla rarefazione della materia prima i produttori di petrolio vedono entrare gli stessi soldi di prima ma per quantità di prodotto realizzato e venduto molto inferiore il cui costo non è cambiato; presto la stessa cosa accadrà per altri prodotti la cui produzione ha costi cresciuti ma che si venderanno ugualmente perché di prima necessità.
Ma perché si forma l’inflazione? Perché la massa di soldi liquidi è così più grande dei beni e servizi effettivamente prodotti da far rincarare il prezzo di questi ultimi. Si dirà che per via della guerra le navi non possono attraversare lo stretto e quindi la disponibilità di petrolio si è ridotta, oppure che per via delle sanzioni non ci si può approvvigionare facilmente ed economicamente come prima, oppure che i pozzi non possono espandere la loro produzione come si vorrebbe… ma la sostanza è che una o molte materie prime non sono così abbondanti come servirebbe e quindi parte il rincaro dei beni e servizi, prima direttamente collegati alle materie prime rincarate fino a quelli sugli scaffali dei negozi. Questo è un tipo particolare di inflazione ma descrive bene il meccanismo che la genera.
Quindi l’inflazione è niente altro che un braccio di ferro tra i detentori di soldi e detentori di braccia, tra economia finanziaria e economia reale, dove i dipendenti pubblici come tutta le Istituzioni e la politica stanno dalla parte della finanza anche se strillano sempre e comunque a favore della occupazione e del salario giusto.
È una lotta che va avanti da molto tempo e precisamente da quando il valore della moneta non è dato dalla sua materialità metallica ma da oscure manovre finanziarie, da guerre e da violazioni dei diritti elementari di ognuno di noi.
In questo confronto in questo momento vince l’economia reale ma la finanza pensa di avere un asso nella manica: la tecnologia! loro credono di potere espandere le produzioni senza ricorrere alle persone ma solo a ulteriori investimenti in robot, intelligenze artificiali e chi più ne ha più ne metta; investimenti che in parte o totalmente sono provenienti dalla politica che mette le mani nelle tasche dei cittadini proprio per finanziare i grandi a danno dei tanti che pagano; anzi si induce a credere e a dire che il futuro è della grande impresa fortemente patrimonializzata e tecnologica e non certo di contadini e artigiani, commercianti e partite IVA varie, che devono morire semplicemente perché superati dalle tecniche moderne.
E quando tutto manca sono pronti per noi succulenti grilli fritti e le famose bistecche fresche, fresche di stampa da parte dell’ultima generazione di stampanti 3D… le note mitiche prelibatezze del futuro prodotte in perfetti impianti meccanizzati.
Naturalmente dietro tutto questo vi sono manovre incredibili di dematerializzazione della moneta, controlli asfissianti sui piccoli produttori, burocrazia lunare, contratti di lavoro senza alcun contatto con la realtà… serve molto tempo perché questa battaglia finisca; e quando finirà saranno batoste terribili per tutti! A meno che non ci si attrezzi di una teoria e quindi di una ampia filosofia che guidi la transizione al dopo tecnologia e al dopo grande impresa; filosofia che è necessario che vada fatta propria da sempre più opinion maker; per il momento vi sono solo le critiche a questa nostra fase attuale ma nessuna proposta se non pannicelli caldi per far sopravvivere questi mostri innaturali e non democratici, “troppo grandi per fallire” laddove noi diciamo che sono “troppo grandi per esistere” e “troppo grandi per rimanere privati”.
Canio Trione
