San Nicola: passato, presente o futuro?
Bari è in piena festa patronale. Le festività religiose sono sospese tra religiosità, confessionalità, ritualità, tradizione spesso scollata dalle sue motivazioni originarie ma divenuta ripetitività, devozione variamente intesa e vissuta dai fedeli, consumismo spesso eccessivo, spettacolarità… cioè siamo in un fenomeno complesso che va ancora compreso, almeno parzialmente. Per il momento tutti hanno convenienza a reiterare questa usanza e a valorizzarla al massimo. Roba da bigotti? Forse, ma per il momento ce la teniamo gelosamente visto che pochissimi altri al mondo possono vantare questo genere di appuntamenti.
Gli agnostici, spesso riconducibili alle sinistre (come anche a molte destre), le chiamano “tradizioni” quasi volerne ridurre il valore a ripetitività senza più senso. Ma certamente così non può essere visto che siamo in piena manifestazione identitaria. Identità che è racchiusa nella cultura popolare ma anche negli interessi delle classi dirigenti politiche ed economiche, senza dimenticare la religione che racchiude in sé passato presente e futuro secondo una propria identità precisa. Quindi sminuirne il valore significa credere ed indurre a credere che essa così come rappresenta una parte ed un aspetto della nostra identità è contrapposta alla cultura priva di riferimenti territoriali e tradizionali portataci qui da noi dalla scuola mondialista fin dalla rivoluzione francese. Quindi così come abbiamo l’internazionalismo delle tecniche, della competitività, del materialismo, del consumismo, … abbiamo altresì la specificità delle identità, della cultura, della storia, della famiglia, della religione declinata qui e adesso da ognuno di noi. Due modi di interpretare la nostra essenza che sono certamente alternativi e che ancora coesistono.
Significato immenso di queste feste patronali che riescono a mantenere e a coinvolgere anche i loro nemici nella stessa festa. Le sinistre di governo come anche le destre mettono mani al portafogli per mantenere e valorizzare questo insostituibile appuntamento anche in concomitanza di guerre e crisi economiche globali dagli esiti profondamente incerti.
A ben guardare la guerra è la ovvia espressione della voglia di prevalenza nel villaggio globale inteso come una unità ineluttabile ed indivisibile mentre la identità pur essendo alternativa a tutte le altre non professa l’annullamento di tutte le altre. Questo è il punto di modernità se non di eternità del messaggio racchiuso nelle nostre feste religiose; questo è il messaggio universale che sta ben nascosto sotto le apparenze rituali. San Nicola pur nella valorizzazione massima della nostra specifica identità barese rappresenta un magistero universale perché universalmente presente anche se declinato secondo le specificità locali; quindi è ad un tempo locale e globale come non potrà non essere la futura convivenza se vorremo che sia pacifica. Quindi proprio nei momenti peggiori dobbiamo ricordare l’elemento unitivo che la nostra cultura ha in se e in cui, anche se inconsapevolmente, crediamo come crediamo di non avere nessun interesse e gradimento per la terminologia e, tanto meno, il comportamento competitivo o conflittuale portato avanti da altre comunità e loro capi evidentemente non ancora consapevoli dell’avvenuto superamento culturale e storico di questa concezione bellicista della vita. Alcuni geopolitici lo chiamano soft power quando emerge nei discorsi dei capi di stato anglosassoni ma che la cristianità ha inventato fin dai tempi più antichi e che per noi significa anche evoluzione e non certo fissità di quel messaggio pur nel rispetto della continuità delle tradizioni e dei riti.
Cioè, senza dirlo, siamo portatori della civiltà del rispetto e della inclusione che non può esserci al di fuori della centralità e del rispetto della identità di ognuno di noi e delle comunità che costituiamo.
Buon san Nicola a tutti.
Canio Trione
