La Zes in un dibattito a Roma
Se sei un paese conquistatore e quindi colonizzatore decidi del destino del colonizzato secondo un tuo criterio e utilizzi persone amiche del paese colonizzato.
A Roma il passato 5 maggio si sono riuniti funzionari pubblici e universitari per discutere di Zes. Nessuno era economista e forse è stato un bene perché i sedicenti economisti odierni sono prevalentemente lettori ed interpreti di statistiche e non certo propositori di visioni economiche complesse proiettate al futuro.
Quindi abbiamo ascoltato il rappresentante del governo Luigi Sbarra sottosegretario e già sindacalista, che ha magnificato le funzioni della Zes, poi giuristi di vario genere, geografi, funzionari, e tanti altri, tutti hanno rappresentato l’idea di un intervento calato dall’alto della Pubblica Amministrazione con leggine di ogni tipo. Nessuno ha parlato, né pensato alle imprese che vi sono ma hanno parlato di imprese che dovrebbero essere allettate a venire al sud ad “investire”; investimenti di soldi direttamente o indirettamente anche pubblici.
Perché le imprese che ci sono devono subire in silenzio la concorrenza di imprese esterne all’area e sussidiate dai soldi del contribuente? Non si sa. Perché le imprese nuove devono avere una burocrazia snella, se non assente, mentre le imprese che già ci sono, no? Non si sa. Perché le nuove imprese devono godere del credito d’imposta mentre le altre no? Non si sa. Forse i relatori non sanno che esistono al sud delle imprese che non sono cresciute proprio per l’eccesso di fisco e burocrazia oltre che per assenza di credito? Non si sa. Perché nessuno ricorda che il sud esporta energia sia fossile che verde in enormi quantità senza che gli venga pagata? Non si sa.
Però è sicuro che sanno che per fare successo una impresa deve essere liberata dalla burocrazia e dal fisco; cosa prevista dalla Zes per i nuovi investimenti e quindi arci nota anche a Roma e cosa buonissima secondo tutti i relatori; quindi come mai queste sono cose che si dispensano alle nuove imprese e non sono state pensate da decenni per quelle del sud che ci sono e quelle che potrebbero esserci? Si vuole uccidere ogni eventuale capacità imprenditoriale meridionale che voglia esprimersi fuori dalle imprese estere? Hanno paura dei nostri imprenditori? o semplicemente è istinto colonizzatore? Non si sa.
In sintesi si è trattato di un incontro che ha messo a nudo il vuoto che separa l’Italia unita nelle Istituzioni (che parla di una realtà “legale” da costruire e che non esiste) da un’altra Italia reale non solo divisa ma destinata ad ulteriormente dividersi ma che si promette di correggere aiutando imprese esterne al sud a sfruttare le potenzialità locali cominciando dalle braccia e dalle menti. Cosa che è stata fatta nel passato anche remoto con numerose “cattedrali nel deserto” che però non hanno prodotto lo sviluppo di qualità che ci si attendeva. Inoltre peccato che le culle sono vuote in ogni dove in Occidente e quindi il modello di sviluppo nordico di sfruttamento della manodopera dei vari sud è destinato ad estinguersi se non si torna immediatamente alla vecchia e fuori moda cultura meridionale fondata sulla famiglia; peccato altresì che il mondialismo ha ucciso il modello di sviluppo nordico fondato sulla quantità perché emulato dalle economie emergenti; peccato ancora che la concorrenza sia sfociata nella competizione quindi nel conflitto anche armato che è diventato apertamente guerra tra modelli di economia differenti; peccato che l’espansione del consumo senza limiti (adesso mutuato anche da miliardi di nuovi consumatori asiatici) non è coerente con la preservazione dell’ambiente; peccato che lo sviluppo tecnologico ha reso inutili milioni di occupati in tutta Europa e nel mondo; peccato che il sistema finanziario e bancario dopo la crisi del 2009 non si sia più ripreso e quindi è di fatto commissariato dalle Banche centrali senza che si abbia una idea di come uscirsene; cioè, per farla breve, non si sa nulla di come sarà l’economia del futuro e l’ultima cosa da fare è cercare di portare al sud la cementificazione e la industrializzazione che sta per fallire al nord e nel resto del mondo! Serve invece studiare e parlare di un nuovo modello di sviluppo di cui il sud funga da portabandiera dell’economia del futuro quale la gente e cioè il mercato sceglierà per sé stessa sulla base delle proprie forze. L’eccesso di stato ha ucciso il sud e non sarà una ulteriore overdose di stato che lo salverà. Lo stato deve fare un passo indietro e lasciare che le imprese che ci sono scelgano la strada da seguire e quindi il sistema economico che vogliono per sé e per la propria famiglia: basta liberarle. Il resto sono interventi che vanno dal non pertinente al fantasioso fino all’autolesionismo. La Zes quale oggi esiste ha dimostrato che si sa cosa ha ucciso l’economia non solo meridionale e quindi serve rimediare senza sussidi per nessuno. Adesso ma fondando il futuro su di un pensiero economico nuovo che manca completamente. Tenendo ben presente che per “imprese” si intendono le partite iva di ogni tipo e dimensione! le quali imprese, così come sono tutte uguali di fronte al fisco, sono e devono essere tutte uguali di fronte ai servizi e quindi di fronte alla burocrazia. Ogni scostamento da questi elementari paletti (che sono di Diritto Naturale) altro non è che distorsione della concorrenza e del corretto funzionamento del mercato.
Naturalmente questo è solo il cappello del meridionalismo del XXI secolo quale andrebbe declinato oggi ma serve una classe dirigente consapevole e rispettosa della realtà meridionale; che però non c’è.
Altro che Zes: siamo in alto mare.
Canio Trione
