La tecnologia come arma

Ormai siamo alla guerra senza regole e senza quartiere. Abbiamo visto che non solo le atomiche possono distruggere città ed impianti produttivi. L’ipersonico arriva prima che ce se ne possa rendere conto e assieme alle bombe a grappolo possono fare più danni di una atomica.

Si sono reinventati gli aerei finti e i carri armati gonfiabili che attirano l’attenzione di satelliti intelligenti e di ancora più intelligenti intelligenze artificiali facendo sprecare armi costosissime al nemico.

Senza citare le conseguenze ambientali di tali immense energie scatenate liberamente. Inoltre è da credere che si sia già studiata e messa a punto una tecnologia in grado di bloccare per esempio il sistema di pagamenti elettronici occidentali oppure le telecomunicazioni civili e militari di una nazione.

Anche le rotte del petrolio come i depositi di danari all’estero sono armi come le sanzioni e le pressioni economiche in generale sono armi micidiali.

Cioè impariamo da queste esperienze belliche recenti, che la tecnologia in sé è un’arma letale sotto ogni punto di vista, anche più potente di quella atomica.

Se ricordiamo che ci sono Stati del mondo che possiedono tecnologie a noi ancora sconosciute perché non divulgate e se poniamo mente al fatto che nessuno crede che si possano bloccare le evoluzioni della tecnologia, dobbiamo dedurre che noi italiani siamo perdenti -almeno nel lungo periodo- in un confronto armato. E ammesso che il gap venga colmato con sforzi immani, la tecnologia non conosciuta degli altri potrà essere sempre superiore alla nostra o divenirlo in breve torno di tempo. Ed è possibile che si vada verso un permanente confronto demolitivo, un quasi tutti contro tutti, con sempre nuove tecnologie dal quale nessuno saprà e potrà uscirne indenne; in una perenne corsa “all’arma segreta”, portentosa se non miracolosa, in grado di far prevalere l’uno sull’altro.

È cioè certo che si va verso guerre anche non cruente (cruente nel senso a cui siamo abituati a ricondurre la parola guerra) ma combattute in altri campi dall’aerospaziale alla moneta alternativa. Non le leggeremo sui giornali ma non per questo non saranno ugualmente micidiali; e si dirà che già oggi si sono poste le basi per l’egemonia di una potenza o comunque di una parte sul resto del mondo e non è detto che questa “parte” prevalente sia di natura statuale. Si dirà anche che tutto dipende dall’uso perverso che taluni, cattivoni, hanno fatto della tecnologia che invece in mani come le nostre non avrebbero fatto male a nessuno. Alibi o stupidaggini che non impediscono al maligno di fare molto più male di quanto non ne sia stato fatto nel passato anche non recente. In ogni caso siamo nel bel mezzo di una spirale tecnologica apparentemente inarrestabile che ha tutta l’aria di volerci stritolare senza tanti complimenti.

Spirale che ha assuefatto i cittadini alla tecnologia di cui dispongono divenendone dipendenti; ormai non sanno più farne a meno. Non è più l’uomo a scegliere il proprio futuro ma è la filosofia tecnologica che ha imposto all’uomo il proprio modello.

La crescita dei consumi e delle ricchezze è divenuta indefinita e quindi si rivela un must irrinunciabile laddove è ampiamente rinunciabile ma, quasi come una droga, appare un imperativo categorico quasi un mistero della Fede.

La tecnologia ha reso apparentemente obsoleto se non utopistico il modello di politica estera nonché di economia fondato sul dialogo anziché sul confronto. Né esiste un modello condiviso ed ufficiale di economia e quindi di politica estera che prescinda dal potenziale conflitto; al punto da doversi chiedere se esista e se sia possibile un mondo senza confronti e conflitti fuori dalla utopia. La filosofia della concorrenza si è tramutata in competizione che è poi divenuta scontro che degenera in confronto armato; cioè serve un’altra filosofia diversa dalla contrapposizione e lotta all’ultimo sangue tra differenti interessi e culture. Se non c’è questa filosofia, il futuro sarà contrassegnato da guerre come è stato nel passato; e non avremo imparato nulla

Cioè andiamo allegramente all’apocalisse se non pensiamo e lavoriamo ad un modello nuovo di convivenza collaborativa per essere costruttiva.

Canio Trione