Pappagalli verdi nel mirino: la Puglia autorizza rimozioni e abbattimenti
Contro l’invasione dei parrocchetti verdi che stanno mettendo sotto pressione campagne e centri urbani pugliesi, la Regione Puglia accelera sulle misure di monitoraggio e contenimento. L’obiettivo è limitare la diffusione del parrocchetto monaco, specie aliena invasiva che negli ultimi anni ha provocato danni sempre più consistenti all’agricoltura locale, in particolare a mandorleti e frutteti.
A renderlo noto è Coldiretti Puglia, dopo l’approvazione da parte della Giunta regionale dell’accordo con l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, attraverso il Dipartimento di Bioscienze, Biotecnologie e Ambiente (DBBA), per le attività di monitoraggio e gestione della specie “Miyopsitta monachus”. Contestualmente sono state approvate anche le prime linee guida operative per il controllo e la rimozione dei nidi sul territorio regionale.
Negli ultimi mesi si sono moltiplicate le segnalazioni degli agricoltori, preoccupati per la presenza sempre più massiccia e aggressiva dei cosiddetti “pappagalli verdi”, responsabili della distruzione di raccolti di mandorle, frutta e altre colture.
Il provvedimento definisce i primi protocolli operativi per la gestione delle popolazioni di parrocchetto monaco in Puglia, con particolare attenzione agli interventi nei casi di maggiore criticità. Le linee guida, elaborate con il supporto scientifico dell’Università di Bari, stabiliscono criteri di selettività per salvaguardare la biodiversità autoctona, oltre alle modalità di smaltimento del materiale rimosso nel rispetto della normativa sanitaria vigente.
La Regione riconosce ufficialmente il parrocchetto monaco come specie aliena invasiva e sta predisponendo procedure straordinarie per la rimozione dei nidi nei casi di rischio per la pubblica incolumità, danni alle infrastrutture e gravi ripercussioni sulle attività agricole.
Secondo quanto previsto dal piano, le uova dovranno essere distrutte immediatamente, mentre i nidiacei saranno sottoposti a soppressione eutanasica da personale specializzato, seguendo le indicazioni dell’ISPRA.
La strategia regionale, tuttavia, non si limiterà alla sola rimozione dei nidi. Il progetto punta infatti a costruire un sistema strutturato di gestione della specie invasiva attraverso la formazione di operatori specializzati. Entro maggio 2026 partirà un corso regionale destinato al personale autorizzato alla gestione dei parrocchetti invasivi, anche in vista di future attività di controllo che potranno includere sistemi di cattura con reti e gabbie-trappola e, nei casi previsti dalla normativa, interventi di contenimento selettivo anche tramite abbattimento.
