A morte le sgagliozze

Il passato undici maggio abbiamo appreso della “soluzione finale” decisa dal Comune di Bari per una bancarella sorpresa a cuocere e propinare sgagliozze e altre simili tipicità baresi a malcapitati avventori nazionali ed internazionali.

È stato sequestrato tutto quanto strumentale a tale attività comprese bevande detenute a scopo commerciale.

Pare che la ragione di tale inflessibile comportamento sia stata la mancanza di autorizzazioni che vengono rilasciate dal Comune di Bari che ad altri 34 richiedenti invece è stata concessa. In altri casi anche recenti la severità amministrativa è stata motivata dalla salute pubblica per giustificare tanta feroce determinazione ma questa volta si parla solo di burocrazia amministrativa che evidentemente vede con astio tanta libertà di lavorare.

Non conosciamo e non conosceremo mai i risvolti non detti e forse non riferibili di tanta efficienza usualmente sconosciuta nella Pubblica Amministrazione ma il principio che il lavoro è il fondamento della nostra Repubblica sembra ignorato. Anche dal personale che ha materialmente eseguito l’operazione. Forse perché questo è un lavoro autonomo e quindi per molti burocrati cattocomunisti (come efficacemente si diceva tanto tempo fa) può essere liberamente perseguito. Un lavoro privo totalmente  di “diritti”; un lavoro che non ha chiesto e mai chiederà “aiuti” alla Zes o ad altre amenità simili; un lavoro che richiama i tempi passati in cui per legge non si aveva diritto di essere una impresa ufficiale se prima non si apriva una attività operativa per almeno tre mesi di lavoro (non noto alla burocrazia) e solo allora si poteva “chiedere” di essere riconosciuta come impresa; un lavoro che può essere un parcheggio per quella parte di popolazione espulsa dalla ufficialità;… bene, un lavoro del genere che non chiede nulla e che dà tutto e che rappresenta la concreta realtà del mondo libero che fu, una specie di monumento vivente del passato economico barese perfettamente inserito ed operativo nella città medioevale,… è vietato al punto da essere sequestrato e volatilizzato in un batter d’occhio. Anche se la Costituzione prevede che la requisizione può avvenire per pubblica utilità e previo indennizzo. Non certo per punire un tale per aver lavorato. La potenza della burocrazia che si genuflette davanti agli ipermercati e ai centri commerciali delle multinazionali che ci colonizzano dopo aver asfaltato i nostri uliveti e aver ucciso il commercio barese, si scatena contro questi veri e propri “homeless” dell’economia minando il rispetto della stessa Costituzione sulla quale qualcuno di questi burocrati dovrebbe aver giurato.

Non è la prima volta e non sarà l’ultima che la burocrazia mostra i muscoli con i deboli; in genere lo fa negando un servizio senza che nessuno possa protestare, ma questa volta lo fa impedendo a qualcuno di lavorare arrangiandosi alla men peggio.

Il Pil nazionale e barese non ne risentirà affatto: nelle statistiche quella bancarella non c’era e quindi “non esiste”, ma quella persona come sbarcherà il lunario? Con un reddito di cittadinanza? O farà compagnia ai numerosi abitanti dei portici e dei giardinetti? O darà una mano alla malavita locale? E quella attività da cosa sarà rimpiazzata? Da farcitori di panini all’hamburger cinesi in perfetta regola con la burocrazia? Non conosciamo dettagli utili a dare risposte a queste domande e ai problemi prodotti dalla burocrazia locale, per il momento le nuove generazioni sono portate a farsi plagiare dai potenti e a dimenticare le nostre origini e storia in perfetto stile colonizzatore; naturalmente con il placet dei nostri politicanti e dei loro servitori.

Poi si vedrà.

Canio Trione