L’Italia strangolata nella rete della burocrazia

Se si dovesse chiedere ad un parlamentare, di maggioranza o di minoranza non importa, quale sia il problema prioritario della Repubblica, possiamo star certi che le risposte non saranno puntuali e focalizzate; siamo certi che costituiranno un caleidoscopio di motivazioni che emergono dalla propria soggettiva visione e non da una ragionata analisi di contesto.

Tuttavia le risposte appaiono concentrarsi su temi come il forte debito pubblico, la crisi demografica, la crescita economica stagnante, il divario territoriale. Se si rivolgesse la stessa domanda alla opinione pubblica, la convergenza sarebbe specificatamente sulla Etica.

Basta porre un minimo di attenzione per rendersi conto che le motivazioni addotte non sono causa ma effetto.

Allora, quale fattore produce il forte debito pubblico, la crisi demografica, la crescita economica stagnante, il divario territoriale, la crisi dell’Etica?

È un fattore che sta acquattato nella nebbia stagnante del pensiero, irriconoscibile, apparentemente non pericoloso, addirittura considerato utile e necessario.

Di che si tratta? Si tratta della Burocrazia amministrativa, giudiziaria, bancaria, fiscale. Non è altro che il prodotto di una Politica che ha abdicato il proprio ruolo in favore dei tecnici, generalmente privi di visione olisrica

Troppe regole strangolano le iniziative, l’entusiasmo di intraprendere, la crescita.

Basta interrogare, con un po’ di pazienza la Intelligenza Artificiale di Google per conoscere che: “In Italia ci sono circa 160.000 norme in vigore (oltre 71.000 nazionali e 89.000 regionali/locali), 7.000 in Francia, 5.500 in Germania e 3.000 nel Regno Unito. L’Italia produce una mole di leggi di gran lunga superiore agli altri Paesi europei”.

Sbalorditivo! Roba da mettersi le mani nei capelli anche per chi sia calvo.

Se poi dovessimo interrogare la IA sul numero degli avvocati, ecco la risposta: “L’Italia detiene il record europeo assoluto per numero di avvocati, con ben 228.600 iscritti, seguita a distanza dal Regno Unito (circa 175.000), dalla Germania (circa 165.000) e dalla Francia (circa 70.000)”.

Continuate, forse, a tenere le mani nei capelli?

Cioè, in Francia c’è 1 avvocato su 953 cittadini; in Germania, 1/507; in UK, 1/400; in Italia, 1/259. Badate che a denominatore sono contabilizzati tutti: poppanti, infanti, ragazzi, adulti, anziani.

Ma l’Italia non era la culla delle PMI? Ora scopriamo che il nostro Paese è la culla della litigiosità. I tempi biblici della PA sono del tutto giustificati.

Noi passiamo il tempo nella rete della Pubblica Amministrazione, a fare la fila.

Per carità, non chiediamoci come fanno a vivere così tanti avvocati con così pochi clienti.

 

Ma non è finita. In Italia, non c’è solo la questione della cornucopia di leggi e avvocati. C’è anche il problema della farraginosità e della scarsa qualità delle norme e delle leggi che dà spazio alle più diverse interpretazioni, senza sapere quale sia quella giusta. L’effetto? Addio alla certezza del diritto, addio alla iniziativa, addio alla libera impresa, addio alla innovazione, addio alla ricchezza … addio alla civiltà. Ci si realizza nel litigare. 

Ma siamo in buona compagnia.

L’Istituto Bruno Leoni cita un recente studio di Epicenter (European Policy Information Center) che è l’insieme di 12 autorevoli think tank europei di orientamento liberale, formalizzato nel 2014 a Bruxelles, con il ruolo di promuovere i principi del libero mercato e di fornire informazioni sui temi di economia digitale, energia e finanza.

Lo studio riguarda la qualità del diritto EU e conclude che la qualità delle norme europee sia in fase di deterioramento. Addirittura, lo studio entra nella valutazione della sintassi delle direttive europee. Esso cita: “Le direttive UE, dal 2022 al 2024, presentano strutture sintattiche sempre più complesse, con una media di 38,6 parole e 250 caratteri per frase e 1,9 virgole per frase … in netto contrasto con la raccomandazione della Plain English Campaign del Regno Unito di non superare le 20 parole per frase“. Cioè direttive, praticamente illeggibili per un non esperto. E ancora: “In media, gli atti giuridici coprono 24,4 pagine e contengono 11,7 articoli … Il settore dell’energia ha prodotto gli atti più lunghi (68,7 pagine; 17,3 articoli)”.

Quindi, necessità di esperti traduttori, incertezza interpretativa, ricorso ai tribunali, dilatazione dei tempi e dei costi.

Infatti, gli Italiani si lamentano del proprio Paese e della EU.

Il recente studio di ricerca n. 248 del Centro BAFFI (Centre on Economics, Finance and Regulation della Bocconi), dal titolo: “I costi economici delle leggi ambigue”, stima che la complessità normativa in Italia ha un costo annuo di

€ 110 mld all’anno pari al 5% del PIL mentre quello della CGIA di Mestre fissa il costo a € 80 mld all’anno. Sono comunque cifre enormi.

Siamo un popolo di azzeccagarbugli; vi ricordate l’avvocato di Lecco nel “Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni?

Dobbiamo chiederci dove sia la Politica in Italia, quella che non si interessa di gossip, quella che non dibatte sul nulla, quella che non cerca di screditare l’avversario…; quella che pensa al futuro della Comunità di Persone a loro affidata dal voto popolare.

Antonio Vox