L’umanesimo alla riscossa. Il Sud sta cambiando l’economia
Fra qualche decennio si comincerà a riconoscere che il Sud (che chiameremmo volentieri “Mediterrania”) oggi è in pieno take off economico. Il termine take off significa letteralmente decollo e nella Storia del pensiero economico è stato associato alla parola “industriale” perché da sempre si è accompagnato lo sviluppo economico con la nascita della industria. In Mediterrania invece lo sviluppo sarà, come è, anche industriale di piccole e medie industrie ma sarà essenzialmente economico cioè poggiato su servizi, agricoltura, alimentare, turismo, energia, logistica, cultura, edilizia, … cioè plurale e quindi appunto ampiamente economico e non solo industriale.
Questo fenomeno è ampiamente visibile oggi nonostante sia contrastato dalla burocrazia nazionale e dal suo costo in termini di fiscalità. La politica scarica i suoi costi su quelle imprese che sono prive di forza elettorale e di rappresentanza politica (cioè le PMI) colpendole fin dal momento dell’inizio della loro vita e crescita; il controllo è consentito dall’impiego delle tecnologie acquisite con i mezzi forniti proprio dalla fiscalità sulle PMI e si realizza con metodi autoritari di penalizzazione di ogni comportamento difforme da quello prescritto.
Ma il contrasto allo sviluppo avviene anche attraverso l’azione delle grandi imprese sia bancarie, che tecniche, che energetiche, che utilities (acqua, fogna, rifiuti), che scaricano sulle famiglie e sulle imprese piccole o nascenti le loro inefficienze in termini di esosità del prezzo dei loro servizi; grandi imprese che fanno incetta di giovani per mantenersi in vita sottraendoli ad impieghi presso le PMI e all’autoimpiego che invece sarebbe a ben maggiore valore aggiunto anche se più incerto. Grandi imprese che utilizzano la pubblica autorità per consolidare questa loro potestà non economica ma autoritaria attraverso le politiche di aiuti di stato (Zes oggi ma molte altre nel passato) esplicitamente studiate per “aiutare” a fare occupazione cioè a permettere a queste imprese di sottrare i giovani dalla loro naturale occupazione per destinarli al servizio di imprese che senza gli aiuti non vi sarebbero. Quindi imprese sostanzialmente assistite e che quindi costituiscono pesi, costi, zavorra, e non certo motori dello sviluppo. Tra esse grandeggiano quelle pubbliche o controllate dalle Istituzioni pubbliche.
Lo sviluppo -visibile in provincia di Bari- in realtà è presente in ogni dove a dispetto dello spopolamento che pure zavorra e ritarda moltissimo lo sviluppo stesso. Esso nasce in significativa concomitanza con una diversa percezione del fenomeno unitarista risorgimentale. Una diversa percezione del ruolo e delle potenzialità delle popolazioni di Mediterrania accompagnata dalla maggiore consapevolezza del saccheggio subito e ancora in corso delle ricchezze, delle energie umane e delle materie prime realizzate qui al Sud sta accompagnando queste popolazioni ad un maggiore protagonismo economico e culturale.
L’assenza pluridecennale di un pensiero politico meridionale e più ampiamente mediterraneo nel dibattito nazionale ed internazionale è il punto di forza della prevalenza franco-teutonica nella economia europea. Si tratta di una prevalenza che non si poggia su di una effettiva maggiore forza ma sulla indimostrata prevalenza dei tecnicismi razionalisti sull’umanesimo. La prolungata minore presenza anche della Chiesa nel dibattito economico e più ampiamente sociale così brillantemente inaugurato dalla Rerum Novarum ha accentuato il dilagare del razionalismo molto male interpretato dal liberalesimo classico e dal neo liberismo.
Le forze intellettuali diffuse che sono l’identità delle popolazioni di Mediterrania stanno facendo il miracolo ad onta delle spinte avverse della politica e della grande impresa.
Quindi la rilettura del risorgimento (ormai svelatosi come sanguinaria ed illegittima guerra di conquista del resto d’Italia alla logica nazionalista e quindi antidentitaria impersonata dai Savoia) è stata la precondizione minima per il contrasto alla narrazione di meridionali come vinti ed inferiori; rilettura storica tuttora ancora in corso origina una migliore e più corretta narrazione di Sud che oggi appare conquistato, saccheggiato e vittima di una diaspora ante litteram che è stata favorita dalla politica romana e che è stata privata anche della ufficialità della sua esistenza.
Il tecnologismo ha svelato la sua natura altamente pericolosa per la sopravvivenza dell’ecosistema e la condizione di subalternità cui ha destinato le moltitudini; senza parlare della pericolosità delle armi che ha generato e che genererà. Quindi va sostituto con un modello più umano e quindi più “piccolo” e meno competitivo, meno efficiente tecnicamente ma molto più inclusivo socialmente e di qualità immensamente superiore a quello offerto dai miraggi tecnologici. Gli imprenditori di Mediterrania non sono consapevoli di questa missione che il destino ha affidato loro, né gli studiosi di fatti economici sono attrezzati per comprendere il fenomeno che stiamo vivendo; per il momento i più orgogliosi della propria identità si stanno adoperando per la creazione di distretti vocati alla cultura d’impresa nelle regioni di Mediterrania che, nonostante il vento contrario, riescono ad imporsi all’attenzione globale.
Oggi possiamo dire che quella diaspora ha permesso all’umanesimo meridionale dilagato in tutto il globo di maggiormente civilizzare non solo il Nord Italia ma tutto il mondo dove, attraverso il cibo, la musica, l’umanesimo è stato portato un globalismo umanitario che deve oggi acquisire consapevolezza di se stesso per contrastare l’altro globalismo, quello della finanza, della tecnologia, del razionalismo, che sta seppellendo la civiltà consegnataci dalla Storia; per dirla in maniera teatrale: il caffè sospeso ucciderà i tanti paperoni della tecnologia senza bisogno di sparare un colpo.
Canio Trione
