Le atomiche non bastano

Non abbiamo mai voluto commentare le notizie sulle trattative tra i belligeranti di ogni odierno confronto armato per non correre il rischio di involontariamente propendere da una parte o dall’altra preda come siamo della sistematica disinformazione voluta dai belligeranti.

Però questi droni che sbagliano macroscopicamente direzione ci fanno pensare che è già operativo un sistema che influisce sui comandi che guidano quei droni. Cioè è da credere che la evoluzione della tecnologia permette di neutralizzare o mettere nel nulla le informazioni che viaggiano via etere; cosa che potrebbe essere impiegata anche per ciò che riguarda la vita economica oggi grandemente affidata alla comunicazione “senza fili”. Naturalmente anche il sistema dei satelliti non appare più invulnerabile come ci fanno credere.

Pare inoltre che Iran e Cina dispongano già di tecnologie ampiamente in grado di perforare i sistemi di difesa super sofisticati e super costosi che difendono le città e le installazioni militari delle potenze e super potenze le cui opinioni pubbliche e il cui mondo dell’economia ignorano completamente la vulnerabilità cui sono esposte. Il possesso di poche o molte atomiche non garantisce più la prevalenza di alcuni su tutti e quindi le certezze di ieri sono svanite nel nulla. Anche se le popolazioni non se ne sono accorte è pericolosissimo che non se ne siano accorti i potenti.

Ma v’è di più.

Questa vulnerabilità anche delle popolazioni civili assume un senso molto tangibile non solo alla luce della esistenza delle micidiali tecniche dette, ma ancor di più alla ormai imposta legittimazione dei bombardamenti della popolazione civile invalsa nei recenti e meno recenti comportamenti dei militari. E siccome chi prima colpisce “colpisce due volte” -cioè è fortemente avvantaggiato ai fini dell’esito finale della guerra- può accadere che qualche capo più sfrontato degli altri potrebbe di punto in bianco scatenare l’inferno come “guerra preventiva”.

Qualcuno comincia a credere che pur senza atomica si può piegare una potenza attrezzata di “bomba”.

Tutto ciò mentre i “Poteri Forti” non sono contrari alla guerra; l’aumento ormai consolidato dei costi energetici (che non è inflazione vera e propria ma ne ha le caratteristiche negative) arricchisce pochi ma comprime i prezzi delle materie prime non oil a seguito della ovvia contrazione della domanda globale; fenomeni che nessuno ha mai pensato di studiare e prevenire ma che sono in grado di far saltare la sostenibilità dell’intera economia in pochissimo tempo.

Detta in soldoni siamo in una situazione in cui la prevalenza se non dittatura delle grandi corporation dell’energia, della finanza, delle banche e loro accoliti non è in grado di uscire dal proprio modo di pensare le cose altamente egoistico e quindi si va inconsapevolmente alla Apocalisse economica e militare pensando di avere in mano tutte le carte giuste per prevalere. Un vero e proprio corto circuito visibile ad occhio nudo ma ignorato volutamente dai poteri forti semplicemente perché non sanno che fare e non hanno l’interesse specifico a porci rimedio.

Miracolosamente interviene il Santo Padre introducendo una vera e propria “teologia della Pace” pensando e preoccupandosi degli ultimi e di tutti, cioè della “persona umana” in quanto tale, ma così gettando anche un salvagente, forse l’unico ed ultimo disponibile, anche ai potenti che dovessero essere in grado di intendere messaggi di tale valore ed elevatezza. La neutralità non solo è oggi una opzione inevitabile ma è la strategia unica a garantire sopravvivenza al sistema globalizzato e forse anche ad influenzare positivamente l’intera evoluzione della umana convivenza. La politica “di potenza” o “di influenza” si presentano al cospetto della ultima Enciclica come espressione di grezza tribalità arcaica incapace di offrire ai potenti e alle popolazioni un futuro diverso dalla precarietà e invivibilità. La domanda di “certezze” porta le masse a seguire anche predicatori di “ordine” e “autorità”; pensieri semplici e quindi coinvolgenti per menti deboli ma, al tempo stesso, non sono fondanti di un futuro solido e credibile ma, al più, conservatori dell’esistente attribuendo alla politica e alle Istituzioni pubbliche maggiore ruolo laddove serve snellire molto.

La “teologia della tecnologia” voluta per piegare ed usare l’Uomo alle esigenze della efficienza e della competizione è vicinissima al suo capolinea. La sua fine e il suo fallimento lascia il mondo, che oggi non vede e non sente gli scricchiolii del sistema, in balìa di pochi capi che ci appaiono più malati di bullismo che armati di saggezza. Il Papa offre al pensiero politico ed umanistico una traccia già presente nella Dottrina della Chiesa da secoli ma segnatamente nella Rerum Novarum che può ancora cambiare la evoluzione nefasta dei fenomeni politici ed economici.

Ai potenti diciamo: per una volta prima di parlare, provate ad ascoltare! e a pensare non più in termini angustamente egoistici; la Patria non si difende o salva, solo con le armi e con l’ardimento militare o con la imposizione di “ordine” ma anche e maggiormente con l’ardimento intellettuale. Ne siete capaci?

Canio Trione