Un nuovo fenomeno politico
La regola aurea dice che si devono vincere le elezioni con le idee. Vannacci vince con le idee che prende dalla gente “normale” che da tempo non ha rappresentanza.
Inoltre quelle idee vanno ben rappresentate e interpretate da persona che sia e appaia convinta e credibile nella determinazione a realizzarle.
Vannacci possiede entrambe queste caratteristiche e quindi se siamo in democrazia e non vi sono brogli o altro, Vannacci è il futuro Presidente del Consiglio.
Le idee della gente “normale” però sono poche e “di risultato” cioè indicano un obiettivo da raggiungere non il modo per raggiungerlo. Qui si inserisce la discrezione e la competenza dei leader. Le idee da sole non bastano più e cozzano con le altrui propagande non intese a rappresentare la gente “normale” -e quindi maggioritaria- ma studiate per plagiare le masse; cosa non impossibile. Quindi serve utilizzare la collaborazione di gente caratterialmente e professionalmente molto differente dal Vannacci; e qui si inserisce un altro elemento oltre alle idee e alla loro rappresentazione… e cioè la formazione di una squadra con gente molto diversa dall’ambiente militare da cui proviene il Generale.
La situazione economica attuale -come nel ’29 ma anche come nel ’79- è molto lontana dalla dottrina ufficiale quale si insegna nelle Università. Oggi la dottrina è totalmente assorbita dal culto della competizione-efficienza-tecnologismo-mondialismo-gigantismo aziendale costituendo così, nella unitarietà di questi aspetti distinti, una specie di “teologia economica” (neologismo impossibile ma non ne troviamo un altro più adatto) inattaccabile anche perché ad essa sono attaccati i potenti della Terra apparentemente privi di opposizioni e contestazioni.
Ma sono questi Potenti e queste dottrine ad essere così tanto lontani dalla gente “normale” da essere entrambi fuori dal mondo.
Il Santo Padre invece -come molti di noi, gente comune- ipotizza un mondo in cui la Persona sia al centro della società e non l’azienda o, tanto meno, lo Stato. Utopia religiosa? Certo, ascoltata dal punto di vista del laico moderno appare impraticabile come offrire “l’altra guancia”; però è evidente a tutti che la centralità della Persona non è una asserzione solo cattolica…anche le multinazionali asseriscono la stessa cosa quando cercano di andare incontro al consumatore; a questo scopo introducono tecnologie che però non rispettano la Persona, come può sembrare, ma producono subito disoccupazione e, in un secondo momento, producono dipendenza del consumatore dal bene prodotto ed acquistato; quindi quella centralità è, a parole, condivisa da molti più soggetti di quel che sembra ma nessuno ha una idea vincente sul come si fa; quindi si scopre che la centralità della Persona è una stella polare non certo un obiettivo da raggiungere subito; cosa ben presente nell’Enciclica che risponde con precisione alle domande che ci poniamo e così diviene un Alto programma politico-economico.
In sintesi la strada economica che si apre davanti a qualunque politico aspiri a guidare il nuovo governo è quella indicata dal Santo Padre ove il gigantismo, il mondialismo, l’efficientismo, la competizione non possono essere dei dogmi indiscutibili ma sono tutti relativi alla dimensione culturale della collettività economica in cui vengono calati. Conviene fermarsi qui nella enunciazione dei dettagli che però sono già presenti nei retropensieri della gente che abbiamo chiamato “normale”, presso la quale esiste un’altra teologia; quella che va rappresentata per correttamente interpretare gli interessi e i pensieri della gente “normale”. Lo si farà? Chi avrà il coraggio e la competenza sufficienti da affrontare un compito così pericoloso?
Mussolini non esitò a chiamare al suo fianco un comunista sfegatato per governare il disastro del ’29 fino a costituire l’Iri e tantissimo altro. Certo, quel comunista aveva già dato prova di sé in quanto già Ministro del governo liberale di sinistra precedente; ma rimane ammirabile il coraggio di servirsi di un comunista e non di un fascista. Lo stesso fece la Thatcher che si servì della teoria neoliberale letteralmente antitetica alla prassi e agli interessi allora dominanti; oggi la situazione è ancora peggiore perché ad ogni forma di innovazione sono avversi tutti i Poteri Forti che dispongono di mezzi impensabili a quell’epoca.
Poteri Forti che hanno occupato le Istituzioni e quindi hanno costituito un intreccio inestricabile di interessi.
Quindi siamo ad un bivio esistenziale dove le scelte sono gravissime e al di la delle ottime intenzioni che si riconoscono al Generale, sembra impossibile evitare di passare attraverso un collasso, una implosione serissima della finanza e dei Poteri Forti in genere; implosione che, se non voluta, va governata.
Vedremo; certo è che è un compito ben più serio di una qualunque altra impresa. E si rischia il proprio futuro.
Canio Trione
