Beni confiscati, Eurispes: la vera sfida è trasformarli in motore di crescita
Non basta confiscare i patrimoni della criminalità organizzata: la sfida è riuscire a trasformarli in opportunità di sviluppo, occupazione e legalità. È questo il messaggio centrale del rapporto “Dal male al bene: come trasformare i beni sottratti alle mafie. Analisi, stime e prospettive”, presentato ieri, nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, al Senato della Repubblica.
La ricerca, realizzata dalla Fondazione Eurispes, propone una riflessione sul futuro dei beni sottratti alle organizzazioni mafiose, sostenendo la necessità di superare una visione limitata alla sola confisca per puntare su una gestione capace di produrre valore economico e benefici sociali.
Nel rapporto viene evidenziato come il fenomeno mafioso abbia assunto da tempo una dimensione economica oltre che criminale. Le organizzazioni illegali, infatti, operano come soggetti capaci di investire capitali, controllare imprese e influenzare interi comparti produttivi, alterando il funzionamento del mercato e limitando la concorrenza. Per questa ragione, sottolinea Eurispes, la reale efficacia dell’azione dello Stato non si misura soltanto nella quantità dei beni sottratti ai clan, ma nella capacità di restituirli al circuito dell’economia legale.
L’analisi fotografa un patrimonio composto da oltre 47 mila immobili e aziende distribuiti sul territorio nazionale. Nonostante il costante incremento dei beni destinati negli ultimi anni, una parte consistente è ancora bloccata nelle procedure amministrative. Tra gennaio e luglio del 2024 sono stati assegnati 3.446 beni, mentre dal 2010 al 2023 quelli definitivamente destinati sono aumentati di oltre il 77%, raggiungendo quasi 25 mila unità.
Uno degli aspetti più innovativi dello studio riguarda la valutazione economica del patrimonio immobiliare confiscato. Attraverso l’incrocio dei dati dell’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati con quelli dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate, Eurispes ha elaborato una stima del valore complessivo degli immobili.
Alla fine del 2025 risultavano censiti più di 43 mila immobili confiscati. Di questi, circa la metà è ancora affidata alla gestione dell’Agenzia nazionale, con un valore stimato vicino ai 2 miliardi di euro, mentre gli immobili già destinati raggiungono un valore superiore ai 2,7 miliardi. Complessivamente il patrimonio immobiliare confiscato vale circa 4,66 miliardi di euro.
La stima cresce sensibilmente se si prendono in considerazione anche aziende, quote societarie, beni mobili registrati e attività finanziarie. In questo caso il valore complessivo dei patrimoni sottratti alla criminalità organizzata viene stimato tra i 30 e i 40 miliardi di euro.
Particolare attenzione è dedicata alle imprese confiscate, considerate il nodo più delicato dell’intero sistema. Oggi sono oltre 3.400 le aziende definitivamente confiscate, mentre circa 2.800 risultano ancora in gestione e più di 2.170 sono già state destinate. Tuttavia, circa il 95% delle imprese confiscate termina il proprio percorso con la liquidazione.
Secondo Eurispes, il dato conferma che il sistema riesce efficacemente a sottrarre le aziende ai circuiti criminali, ma incontra ancora notevoli difficoltà nel preservarne il valore economico. Se molte imprese nascono esclusivamente per finalità illecite e sono quindi destinate inevitabilmente alla chiusura, esiste anche una parte di aziende sane che potrebbe continuare a produrre ricchezza, mantenere posti di lavoro e contribuire allo sviluppo dei territori.
Le elaborazioni svolte sulle imprese per le quali erano disponibili dati di bilancio mostrano un fatturato complessivo superiore ai 123 milioni di euro all’anno e circa 3.000 lavoratori impiegati in 300 aziende. Secondo le simulazioni contenute nella ricerca, un’efficace strategia di rilancio potrebbe estendere l’occupazione fino a circa 31 mila addetti. Anche il recupero di appena un quinto delle imprese oggi amministrate consentirebbe di generare oltre 45 milioni di euro di fatturato aggiuntivo ogni anno.
Lo studio dedica ampio spazio anche alle possibili riforme del sistema. Tra le proposte figura il rafforzamento dell’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati, alla quale potrebbe essere riconosciuta una maggiore autonomia organizzativa e gestionale attraverso la trasformazione in ente pubblico economico, senza modificare le garanzie di controllo previste dall’attuale normativa.
Accanto a questa ipotesi, Eurispes rilancia la proposta di una Holding nazionale dei beni confiscati, pensata per superare la gestione frammentata del patrimonio e favorire un’amministrazione coordinata delle aziende e degli immobili secondo logiche industriali e filiere produttive, così da attrarre investimenti e creare economie di scala.
Il rapporto suggerisce inoltre l’istituzione di un Fondo nazionale destinato a sostenere le imprese che presentano concrete possibilità di rilancio, accompagnato da strumenti finanziari dedicati, garanzie pubbliche, incentivi fiscali e percorsi di supporto manageriale, con l’obiettivo di evitare che realtà economicamente solide vengano espulse dal mercato nel momento del passaggio alla legalità.
La ricerca conclude che la sottrazione dei patrimoni ai gruppi criminali rappresenta solo il primo passo. Il vero obiettivo deve diventare la loro piena valorizzazione, affinché i beni confiscati cessino di essere soltanto il simbolo della vittoria dello Stato sulle mafie e diventino un patrimonio capace di generare sviluppo economico, occupazione e crescita per l’intero Paese.
Ciro Troiano
