La Sassonia toglie il sonno a molti potenti
Le segreterie politiche europee sono in subbuglio per la vittoria in Sassonia della destra. Beneinteso la destra che ha vinto non sa bene cosa fare o per lo meno non dice come cambierebbe l’economia o se spezzetterebbe la Germania aumentando la sovranità e i poteri dei singoli stati in onore alla loro identità o se affosserebbe la Unione Europea uscendosene… ma si limita a usare i termini cari alle popolazioni contro gli immigrati irregolari che vanno cacciati via.
La Sassonia non è propriamente una regione piccola ed insignificante come qualche commentatore asserisce, rappresenta una parte della ex porzione sovietica della Germania (un po’ come il nostro Mezzogiorno) ed è interessata da fenomeni emigratori e spopolamento; i volponi di Berlino sanno che esiste l’effetto domino ed emulativo che trascinerà anche altre regioni-stati a votare nella stessa maniera… la destra adesso è, di fatto, sdoganata e la reazione dell’establishment non è quella di interpretare lo scontento per soddisfare le esigenze della popolazione ma quello di contrastare il cambio delle persone al governo. Per gli uscenti perdenti a questa tornata elettorale è una questione di poltrone e quindi di potere; della gente, degli errori fatti da correggere, non se ne frega nessuno semplicemente perché non sanno cosa fare, la gente comune non può non accorgersene e quindi si allontana ancora maggiormente da costoro. E la risposta è già pronta: per fronteggiare il nuovo che avanza si uniscono i vecchi che non vogliono andarsene e che ancora oggi fanno finta di farsi opposizione l’un l’altro; destra e sinistra attuali troveranno un modo per unirsi e fronteggiare il nuovo…
Ma questa bocciatura pur sonora non è un fulmine a ciel sereno: sono anni se non decenni che le sinistre arretrano permanentemente e senza soluzione di continuità in ogni parte del mondo; come mai se ne meravigliano ogni volta? a chi rispondono se non alla popolazione? Perché non correggono la loro azione? Chi temono di scontentare? La cosa è evidentemente transnazionale e la protesta è antimondialista; come si fa ad insistere con proposte bocciate severamente dalla gente comune sapendo che non c’è futuro? Credono veramente che la disinformazione possa fare e sfare come si voglia? Ad esempio: come si possono perseguire salari più alti (con i quali vorrebbero comperare i voti) se è evidente che sono proprio i salari alti che inducono le imprese a meccanizzarsi fino ad introdurre, con investimenti faraonici assecondati dalla sinistra stessa, financo una follia economica (in quanto produce disoccupazione sistemica) e ambientale (una catastrofe certa) come la intelligenza artificiale? Ma sono tutti matti? O c’è dell’altro?
Detta in altro modo: a chi rispondono veramente gli occupanti le stanze dei bottoni? Esiste una sola risposta possibile: c’è un interesse concreto a favorire la grande impresa mondialista morente che però porta al suicidio politico; questa è la sinistra (e il centro) al soldo dei grandi interessi internazionali; come proni ad interessi mondialisti è anche una certa destra. Si può fare a meno di questi grandi centri di potere economico e politico? Esiste un mondo senza o con la grande impresa ridimensionata? Questa è la vera sfida intellettuale cui la destra non ha ancora risposto e, tanto meno la sinistra, che ancora crede alla ineluttabilità del “progresso” tecnologico e quindi della mondialità della economia e della elefantiasi industriale. Naturalmente anche l’Italia è immersa in questo processo e anche l’Italia non ha risposte.
Il destino del mondo nel passato è sempre stato scritto dall’Italia e anche questa volta dovremo essere noi a inventare un modello nuovo ma accadrà non prima del tonfo di quello vecchio… e saranno dolori forti… molto forti.
Canio Trione
