La luce nelle profondità
Quando ci si trova in un luogo buio e tetro, si anela la luce che, si suppone, giunge dall’esterno. Invece, nelle Case Romane del Celio più si scende in profondità e maggiore è la luce che s’incontra grazie alle sculture in acciaio lucidato a specchio di Helidon Xhixha. Infatti, una significativa selezione di opere del maestro, di origine albanese, ha dato corpo al progetto espositivo denominato “Lumen ex terra”, visitabile fino al 27 settembre.
La mostra, organizzata da CoopCulture e curata da Romina Guidelli e Andrea Poleschi, è ospitata negli straordinari ambienti ipogei delle Case Romane di Clivio di Scauro, sotto la basilica dei Santi Giovanni e Paolo, non lontano dal Colosseo e a due passi da Villa Celimontana.
L’evento si configura come un intervento volto ad attivare una relazione tra scultura contemporanea e spazio archeologico. Le opere emergono e si aprono ad un dialogo con l’architettura intenso e inatteso. Attraverso il movimento del visitatore, le immagini si fanno instabili, cangianti: visioni che mutano a ogni passo, ma la luce affiora dalla terra, si fa scultura, e si rinnova ad ogni sguardo.
È in questa relazione tra opera scultorea contemporanea, luogo archeologico e spettatore che si genera un “terzo tempo”: il tempo della luce intesa come apparizione esclusiva e volubile. Un tempo non lineare, in cui l’opera accade, si modifica e si rinnova ad ogni riflesso dello spazio e ad ogni incontro con lo sguardo, dando origine a una continua metamorfosi di immagini, prospettive e percezioni visive.
Le Case del Celio sono uno dei luoghi più affascinanti della Roma sotterranea. Con la loro complessa e straordinaria stratificazione architettonica e i preziosi cicli di pittura parietale che documentano l’evoluzione degli ambienti domestici tra età imperiale e tarda antichità, esse offrono un contesto in cui architettura e immagine operano come sistema unitario.
Note anche come la Casa dei Santi Giovanni e Paolo, per essere state la residenza e il luogo del supplizio dei due fratelli, ufficiali romani, martirizzati nel 362 d.C., al tempo dell’imperatore Giuliano l’Apostata, le Domus racchiudono oltre quattro secoli di storia. L’attuale museo è il risultato degli scavi effettuati, tra Ottocento e Novecento, dai padri passionisti Germano da San Stanislao, Lamberdo Budde e dall’avvocato Vincenzo Eduardo Gasdia.
Le Case del Celio sono un sito di alto valore artistico e religioso, dove ammirare ambienti affrescati di varie dimensioni e straordinariamente conservati. Le superfici dipinte, infatti, ampliano percettivamente lo spazio attraverso dispositivi illusionistici e costruzioni figurative, trasformando l’ambiente in esperienza visiva.
È proprio su questo principio che si innesta con forza la ricerca di Helidon Xhixha. Le sue sculture in acciaio introducono un dispositivo percettivo fondato sul riflesso, inteso non come semplice restituzione dell’immagine, ma come processo attivo di amplificazione, deformazione e riscrittura del visibile. Le opere non si configurano come oggetti autonomi ma come superfici sensibili e reattive, capaci di assorbire lo spazio e restituirlo trasformato.
Negli ultimi decenni, Xhixha si è affermato come figura di spicco nel panorama artistico contemporaneo, riscuotendo un grande successo di critica a livello internazionale. A proposito delle sue sculture in acciaio inossidabile, il noto critico d’arte italiano Luca Beatrice ha definito l’artista “uno degli scultori più interessanti della scena contemporanea”. Attualmente residente tra Milano e Dubai, Xhixha occupa un ruolo di prestigio nel panorama artistico internazionale, condividendo la sua visione e tecnica innovative attraverso monumentali opere di arte pubblica e ridefinendo il rapporto tra scultura e ambiente circostante.
Avendo ereditato la passione per l’arte dal padre, Helidon ha deciso di studiare in Italia, dove ha potuto perfezionare la sua tecnica presso la prestigiosa Accademia d’Arte di Brera a Milano. Nel 1998, l’artista ha ottenuto una borsa di studio per frequentare la Kingston University di Londra, dove ha avuto l’opportunità di lavorare con nuovi materiali, tra cui l’acciaio inossidabile, che sarebbe poi diventato il suo mezzo espressivo distintivo. Come affermato dallo stesso Maestro: “Non scolpisco i materiali; piuttosto, uso i materiali per scolpire la luce”.
Quella Helidon Xhixha al Celio è una mostra sorprendete, imperdibile, certamente una delle più significative tra quelle organizzate, nella Capitale, durante la stagione estiva.
Vincenzo Legrottaglie
Fotografia
1. Particolare della mostra “Lumen ex terra”, alle Case Romane del Celio, Roma, foto di Vincenzo Legrottaglie;
2. Clivio di Scauro, la via d’accesso alle Case Romane del Celio, foto di Vincenzo Legrottaglie.
