Il “progresso” à la barese
Finalmente ha piovuto. Prima o poi doveva accadere e, come previsto, ha esagerato. Un intenso acquazzone di un’oretta ha fatto andare mezza città sott’acqua; cioè si sono evidenziate alcune lacune ormai croniche nella canalizzazione delle acque meteoriche. Mentre ci si attarda con il BRT si lascia andare sott’acqua financo san Nicola la cui cripta si è allagata in maniera prevedibile e quindi evitabile.
Non è un bel segno.
La cosa non è secondaria. San Nicola di Bari è una icona planetaria e Bari ne dovrebbe custodire le spoglie adeguatamente. Quanto meno perché lo si fa davanti agli occhi di tutto il mondo. Invece ci trastulliamo con il BRT che sarebbe il nuovo simbolo del “progresso” alla barese; se non abbiamo capito male la cultura “progressista” che governa Bari ritiene di fare cosa giusta prediligendo i nuovi trenini elettrici alla custodia millenaria di una delle icone della cultura cristiana e non solo cristiana. Peraltro quando si è scelto il percorso della nuova infrastruttura urbana non ci si è ricordati che esso confligge con i luoghi della festa nicolaiana di maggio che dovrà restringersi o spostarsi per lasciare passare i nuovi mezzi elettrici che peraltro promettono e si giustificano con una velocità e puntualità da far impallidire giapponesi e tedeschi a tutto vantaggio di una moltitudine di automobilisti costretti a lasciare l’auto lontanissimo per tributare il maggior successo possibile al progressismo imperante. Quindi niente più Caravella per lasciare correre i nuovi mezzi per portare in giro gli ex automobilisti che hanno lasciato l’auto alla Fiera o a Pane e Pomodoro.
Per quanto ci si sforzi non si riesce a trovare un angolo di questo progetto non dico condivisibile ma neanche plausibile. Anche se la vera motivazione fosse quella di spendere soldi che alcune banche multinazionali avvertivano il dovere e l’interesse di prestarci, non si vede perché non spendere quei quattrini per mettere in sicurezza la città dalle… piogge.
E quando (come sembra ovvio) fra pochi mesi si deciderà di modificare alcuni percorsi e sopprimere alcune fermate chi pagherà la demolizione di quanto oggi si edifica? il progettista “progressista”? o il sindaco che gli ha dato retta? o la giunta che ha abboccato a questo progetto? o il contribuente? Temiamo che sarà come sempre e come accaduto per Punta Perotti pantalone ad essere chiamato a pagare per gli errori degli amministratori “progressisti” che con una faccia di bronzo ineffabile si ripresenteranno alle elezioni.
Sinceramente non si riesce a capire come si possa aver effettuato una scelta così! quasi sia stato il parto di una mente non barese e neanche italiana.
In fatto di “progresso” vengono alla mente gli andamenti recenti: per decenni l’auto doveva divenire il mezzo più popolare e nessuno doveva rimanere fuori dal progressismo della motorizzazione di massa. Dopo esserci riusciti con l’aiuto delle multinazionali ci si accorge che non va bene e che sono da preferire i monopattini! che sono il novello status symbol. Però quasi subito ci si accorge che anche con i monopattini si muore. Così adesso si impongono -anche un po’ ruvidamente- gli autobus elettrici; ci si accorgerà presto che anche questa moda è sballata…ma solo dopo che qualcuno ci abbia rimesso la pelle e comunque quando sarà stato inventato un altro mezzo.
La verità è che chi non ha idee usualmente si mette in politica; cioè per dirla più in esteso cerca idee altrove e in altri; molti di costoro le cercano nel “progresso” tecnologico perché sono certi che quello non lo fermerà nessuno e quindi è una specie carro vincente su cui salire. Ma è di tutta evidenza che così non è: il progresso altro non è che una moda che sarà sostituita dal progresso futuro che dirà che quello di prima era una bufalata ma che nascerà anch’esso vecchio fin dal momento del suo concepimento… in una vana ricerca fine a sé stessa, quindi chi non ha idee conviene che rimanga a casa sennò è pericoloso per sé e per gli altri.
Canio Trione
